ROMA, 6 DICEMBRE – “Qualsiasi segnale che faccia pensare all’estero che l’Italia torni indietro invece che fare passi avanti è controproducente”. Queste le parole pronunciate stamattina dal Ministro dello Sviluppo Corrado Passera in risposta alla domanda che gli chiedeva come giudicasse un eventuale ridiscesa in campo di Silvio Berlusconi.

Parole che hanno scatenato l’ira del Pdl e in particolare di Matteoli, che insieme ad altri membri del partito ha immediatamente chiesto le dimissioni del ministro, minacciando una mozione di sfiducia individuale nel caso in cui non dovesse lasciare.

Da qui in poi si è innescata una reazione a catena che ha portato i fedelissimi del Cavaliere a indirizzare gli altri pidiellini a votare contro il decreto Sviluppo – messo a punto proprio da Passera – su cui oggi in Senato veniva chiesta la fiducia.

Il capogruppo Gasparri ha dunque annunciato che, pur garantendo il numero legale in aula, i senatori del Pdl si sarebbero astenuti dalla votazione.

Alla fine comunque il decreto è passato lo stesso, con 127 sì, 17 no e 23 astenuti.

[smartads]

Ma l’astensione, spiegano dal Pdl, va letta, oltre che come attacco diretto a Passera, anche “come una sorta di avvertimento a Monti” riguardo alle richieste avanzate dai berlusconiani. Se infatti il governo non dovesse garantire “l’ election day” – con cui si eviterebbe che la sconfitta del centrodestra alle regionali incida sulle successive elezioni politiche – e le modifiche al decreto “liste pulite” – che impedirebbe a Berlusconi, condannato in primo grado per frode fiscale, di ricandidarsi – “da questo momento in poi – assicurano i pidiellini – il caos sarà su tutto”.

Intanto, alla luce di quanto accaduto oggi in Senato, Napolitano dice di riservarsi “di compiere nelle prossime ore i conseguenti utili accertamenti”.

Occorre una considerazione – ha spiegato il Presidente della Repubblica – quanto più obiettiva e serena possibile, del residuo programma di attività previsto nelle due Camere, delle scadenze istituzionali, anche nel senso di adempimenti normativi, che si concordi nel ritenere inderogabili”.

Beatrice Amorosi