MIAMI, 6 DICEMBRE – É stato trovato nella serata di sabato, il corpo senza vita di Gretchenn Molannen, la 39enne di Spring Hil (Florida) affetta da un grave disturbo sessuale che rendeva la sua esistenza insostenibile. Un gesto estremo dettato dalla disperazione che la affliggeva ormai da 16 anni.

LA SINDROME – PGAD ( disturbo dell’eccitazione genitale persistente), è la sigla che sta ad indicare il demone che affliggeva la vita della giovane e, come lei, quella di tante altre donne molte delle quali ignare di ciò. Una malattia non facile da accettare e soprattutto da dichiarare.

Documentata per la prima volta nel 2001 dal Dr. Sandra Leiblum che in un suo articolo scientifico nega chiaramente l’identificazione di questa patologia con la comune ipersessualità: “la sindrome di eccitazione genitale persistente può causare grande sofferenza, frustrazione e rovinare la qualità della vita personale e professionale. Va distinto da una diagnosi generica di ipersessualità, perché il suo tratto distintivo è un’eccitazione genitale persistente, non voluta, intrusiva,non associata ad aumento del desiderio o dell’eccitazione mentale e , che non cede, se non parzialmente con l’orgasmo”. Un disturbo invalidante, che rende impossibile vivere la quotidianità in quanto i soggetti che ne soffrono sono appunto perennemente eccitati fisicamente ma non psicologicamente,  tanto da doversi, per trarne un relativo e temporaneo sollievo, masturbare continuamente. Bastano piccoli movimenti, la vibrazione di un cellulare, un movimento sussultorio dell’auto durante la guida, a far scattare la molla. Spesso la soluzione è il suicidio.

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È difficile per i medici, ancora non esperti dell’argomento, individuarne le cause precise ma, l’ipotesi più accreditata è quella di un malfunzionamento del sistema nervoso.

È quello che è successo a Gretchenn la quale, riusciva ad avere anche 50 orgasmi di fila. Un handicap che le impediva di condurre una vita normale, avere un lavoro fisso. Un peso, quello della sua malattia ancora a lei e ai più sconosciuta, che si è tenuta dentro senza parlarne con nessuno (genitori compresi che hanno scoperto la cosa solo ora che è morta) e che, alla fine, l’ha condotta al suicidio. Quando ha capito cosa succedeva al suo corpo, cosa fosse la PGAD, dopo aver visto uno speciale in tv, la donna di Spring Hil, aveva chiesto aiuto ai medici i quali, data la recente scoperta della malattia, non hanno saputo aiutarla. Una delusione che va aggiunta alla mancata concessione da parte del giudice, della pensione di invalidità che aveva chiesto, necessaria per il suo sostentamento vista la sua impossibilità di lavorare e la mancanza di reddito.

Solo grazie al Tampa Bay Times, che l’ha intervistata più volte permettendole di raccontare il suo dramma, che si è data una qualche rilevanza alla storia: “Grazie per l’interesse nel fare una storia su di me! Sono lusingata dal fatto che vogliate aiutarmi. Spero solo che questo servirà ad educare le persone sul fatto che questo disturbo è grave ed esiste davvero, e che altre donne che soffrono in silenzio avranno ora il coraggio di parlare con un medico. Se gli uomini hanno sofferto la vergogna di essere affetti da impotenza o anche da priapismo, ora è il momento per le donne di ottenere aiuto. Grazie per la vostra pazienza con me e per aver dedicato così tanto tempo a questo. Sono sicura che il vostro editore sia molto orgoglioso del vostro lavoro e io sono felice di vedere la mia storia in prima linea.” scriveva al Times in una mail.

Un’attenzione tuttavia tardiva, che non ha impedito che la donna tentasse il suicidio tre volte prima di riuscire a liberarsi definitivamente da questo male. Una storia che ha dell’insolito, uno scherzo della natura che ha sacrificato una vittima, ma che è servita a far si che le altre donne affette da questa patologia escano allo scoperto e non si vergognino e a  radunare diversi professionisti legali e medici pronti a dare una mano.

Marilena Felice