ROMA, 6 DICEMBRE – È lui o non è lui? Certo che è lui. Con l’inconfondibile tormentone di Ezio Greggio targato Striscia La Notizia si potrebbe chiudere l’annosa questione del ritorno in campo di Silvio Berlusconi. Dopo aver nicchiato per mesi, aver indicato nel rinnovamento l’unica forma di rinascita del Pdl e, infine, aver ipotizzato la nascita di una nuova forza politica, l’ex premier ha deciso: «Mi ricandido!».

Tuttavia, precisa il Cavaliere, tornare nell’agone politico non è una scelta dettata da motivi personali, quanto la risposta alle richieste di aiuto: «Sono assediato dalle richieste dei miei perché‚ annunci al più presto la mia ridiscesa in campo. La situazione oggi è ben più grave di un anno fa, oggi l’Italia è sull’orlo del baratro. Non lo posso consentire» dichiara sul Messaggero

Nell’annuncio del suo ritorno, Berlusconi lancia anche la sua definitiva dichiarazione di guerra a Monti e il suo esecutivo. Motivo della discordia, l’election day: «Il Pdl l’ho fatto io e io ho deciso di appoggiare il governo Monti. Se ci ripaga impedendo l’election day, allora per me ha chiuso e si va a votare». Questa dichiarazione non fa che allargare, forse in maniera non più rimarginabile, la spaccatura tra i falchi e le colombe all’interno del Pdl, ovvero gli irriducibili anti-Monti come Bondi, Verdini, Ghedini e i moderati capeggiati da Alfano, Gasparri e La Russa. La frattura è difficilmente sanabile anche perché Berlusconi ha definito questi ultimi «congiurati traditori».

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Il Presidente non ha avuto parole tenere nei confronti di nessuno: «Sono stanco, mi avete deluso tutti. Mi avete abbandonato» riporta Repubblica. «Appena ho voltato le spalle mi avete accoltellato, adesso congiurate pure contro di me, ma soprattutto mi avete lasciato solo contro i magistrati»

L’annuncio dell’ex premier non è stato accolto favorevolmente dal ministro dello Sviluppo, Corrado Passera: «Tutto ciò che può solo fare immaginare al resto del mondo, ai nostri partner, che si torna indietro, non è un bene per l’Italia. Dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti» dice il ministro su La Stampa.

La notizia è stata presa in maniera molto peggiore da Guido Crosetto, che questa mattina ha lasciato gli studi di Omnibus su La7. Prima di andarsene, però, ha lanciato questo monito: «La decisione di Berlusconi non lascia indifferenti né lascia il Pdl così com’era prima, ma comporta delle decisioni conseguenti. Sicuramente ci saranno berlusconiani contenti decisi ad andare avanti così ma anche altri che dopo ieri sera probabilmente prenderanno un’altra strada».

Intanto, la mossa berlusconiana di contrastare il Governo dà il suo primo frutto: il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, intervenendo a Palazzo Madama in vista del voto di fiducia al dl sviluppo, ha annunciato che «il Pdl non parteciperà al voto pur garantendo il numero legale e che assumerà una posizione di astensione nei confronti del governo». Il dl, comunque, è passato con 127 voti a favore.

Tuttavia, Anna Finocchiaro, presidente del Pd al Senato, definisce l’astensione come l’inizio della fine per l’esecutivo di Monti: «Se il partito che da un punto di vista parlamentare ha ancora la maggiore consistenza passa all’astensione vuol dire che questo governo non ha più la fiducia delle Aule parlamentari. Se un governo non ha più la maggioranza che aveva nel momento in cui si è insediato a causa della scelta del Pdl di passare a una scelta di astensione, credo che Monti dovrebbe recarsi al Quirinale» riporta il quotidiano torinese. Roberto Calderoli, invece, è stato più diretto: «Il governo è morto, bisogna prenderne atto, approvare a legge di stabilità e poi andare subito al voto» ha detto su Repubblica il senatore leghista.

Giovanni Gaeta