Michele Misseri al telefonoAVETRANA, 6 DICEMBRE – Torna a far parlare di sé Michele Misseri, il presunto omicida della piccola Sarah Scazzi, questa volta per la sua deposizione alla Corte d’Assise di Taranto.

«Ho ucciso io Sarah, questo rimorso non lo posso più portare dentro di me» ha affermato Misseri durante la deposizione, d’innanzi alla ancor più stupita, Corte d’Assise. Tra copiose lacrime ha aggiunto :«L’ho uccisa io con una corda, ho agito da solo, Sabrina è innocente e nemmeno Cosima sapeva nulla».

L’avvocato di Sabrina, Franco Coppi, ha condotto l’interrogatorio del contadino di Avetrana ed è riuscito ad estorcere all’uomo una nuova nonché inattesa confessione.

L’ennesima versione data dall’uomo, vedrebbe scagionate la figlia Sabrina Misseri e la moglie Cosima Serrano accusate, nelle precedenti deposizioni dello stesso Misseri, di avere ucciso Sarah.

Durante la penultima deposizione, Misseri aveva accusato la figlia Sabrina dell’omicidio di Sarah, ora invece, si autodenuncia e ammette di non avere abusato del corpo della ragazzina, come aveva invece affermato nella prima versione data.

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Ciò che avrebbe provocato la rabbia di Misseri sfociata poi nell’assassinio, sarebbe stato un calcio che la ragazzina aveva dato all’uomo all’interno del garage. Accecato dalla rabbia,Michele avrebbe afferrato una corda e l’avrebbe stretta attorno al collo di Sarah provocandone il decesso.

Ma si aggiungono alcune novità a questo giallo, la cui soluzione appare sempre più lontana. Durante la deposizione, Misseri ha accusato nuovamente il suo primo avvocato Daniele Galoppa e la criminologa Roberta Bruzzone, di averlo indotto ad accusare ingiustamente Sabrina: «Tutti si sono approfittati della mia debolezza. Sanno che mi portano dove vogliono», ha affermato.

L’avvocato di Misseri, Armando Amendolito, a seguito delle dichiarazioni del suo assistito, ha deciso di rinunciare al mandato «se si autoaccusa non posso più assisterlo», ha dichiarato Amendolito. Si tratta del quarto avvocato che rinuncia alla difesa di Michele.

Il caso Scazzi rimanda per certi versi, al chiaccherato caso Bebawi, omicidio avvenuto nel lontano 1964 in via Veneto a Roma. Come nel caso Bebawi, anche qui i sospettati si scaricano le colpe l’un l’altro come una partita a ping pong, che sembra non aver fine.

Non ci resta che aspettare il prossimo colpo di scena, in questa terribile vicenda, che sembra non arrivare mai ad una soluzione.

Lucia Bonora