BOLOGNA, 3 DICEMBRE – In principio furono le primarie. Era fine ottobre quando Berlusconi, allarmato da sondaggi nefasti e pressato da movimenti interni al suo partito, dichiarò che non si sarebbe più candidato premier “Per amore dell’Italia” e indicò nel 16 dicembre la data scelta per designare il futuro leader del Pdl.

Questa decisione venne accompagnata da approvazioni da più parti, sia per il passo indietro che per la scelta delle primarie, tanto democratica da non sembrare vera. E molteplici furono le candidature al ruolo vacante di capo, con una ventina di pidiellini pronti a diventare il futuro candidato premier della destra italiana.

Tutti (o quasi) a credere che Berlusconi avesse finalmente e definitivamente appeso il conflitto di interessi al chiodo. Che si fosse rassegnato ad affrontare i suoi processi da privato cittadino.

Poi ci fu la condanna di primo grado nel processo Mediaset e cominciarono i numerosi ripensamenti.

Mi ricandido, anzi no, diciamo forse.

E così tutt’oggi, con il segretario Angelino Alfano che continua a ripetere che “Le primarie hanno senso solo se non si candida il presidente Berlusconi” ma che, come tutti, non ha ancora chiaro cosa egli voglia realmente fare.

Si parla addirittura della volontà dell’ex Premier di lasciare il vecchio PDL per formare un nuovo partito, con tanto di marchi registrati allo UAMI (Ufficio per la registrazione dei marchi, disegni e modelli dell’Unione Europea) e pronti per essere utilizzati. Grande Italia,

[smartads]

L’Italia che lavora e Il Centrodestra Italiano sono i nomi presi in considerazione da Berlusconi per formare un nuovo partito. E c’è chi parla addirittura di Forza Italia 2.0.

Molte idee e confuse insomma.

Quello che sembra ovvio è che Berlusconi non ha mai avuto intenzione di lasciare ad altri la guida del suo partito, perché non è nel suo stile delegare le sue faccende nè nella sua indole mettersi da parte e rinunciare a combattere in prima persona le sue battaglie.

La ribalta mediatica è l’unico modo che ha sempre avuto per gestire tutta la sua vita, privata e politica che fosse.

Non bisogna essere politologi di vecchia data per capire che sarà ancora Berlusconi il leader del centrodestra, che sia con il Pdl o con qualche altra sigla. Nonostante Alfano continui ad assicurare che Il Popolo della Libertà rimarrà unito e che il 16 dicembre saranno gli elettori a sceglierne il leader.

Alessio Spera