BOLOGNA, 3 DICEMBRE – Egitto, due anni fa: nella ormai famigerata piazza Tarhir scoppiavano le prime rimostranze di dissenso contro il regime autarchico di Mubarak.

Egitto oggi: dopo più di 30 anni Mubarak non è più al potere, ma le cose sembrano non cambiare.

Ormai è chiaro per tutti che non si è fatto nient altro che sostituire il vecchio dittatore col nuovo, Morsi, che sembra privo di pudore e scrupoli tanto quanto il suo storico predecessore. E se qualcuno si domanda come sia possibile che dopo mesi e mesi di lotta, guerra, e morti per le strade nulla sembra portare ad una vero cambiamento, per me la risposta è semplice: perché in tutto l’area del nord-Africa si stanno combattendo vere rivoluzioni che inglobano la sfera socio-politica tanto quanto quella culturale, e la storia ci insegna che cambiamenti di tale portata non si concludono nel giro di due anni – e chissà quante vittime dell’umana megalomania fratricida ancora dovranno passare per le strade del Cairo o nelle celle segrete di Damasco, prima che si possa intravedere un barlume di vera speranza come simbolo di vittoria.

Ieri in Egitto è stata un’altra giornata di feroci contestazione al governo guidato dal nuovo Presidentissimo Morsi, sostenuto a gran voce dal Fronte di Salvezza Nazionale, prima membro attivo della partigianeria egiziana contro il regime Moubarak. Alessandria d’Egitto e l’ Università del Cairo le due aree più calde, scontri violentissimi tra polizia e i partecipante alle manifestazione. A fine giornata si conteranno una decina di feriti e un morto tra le file dei contestatori del Cairo. Quest’ultima vicenda è una conseguenza figlia del fatto che pochi tra coloro che hanno partecipato attivamente, o comunque sostenuto, la primavera o rinascita di piazza Tarhir, possono digerire l’operato politico di Morsi.
[smartads]

Secondo molti egiziani (giovani e meno giovani) quello che sta facendo Morsi è per l’Egitto un passo indietro di 20 anni. Morsi ha di fatto aumentato i suoi poteri ad un livello esponenziale, diminuendo quelli della magistratura, e annullando ufficiosamente i compiti del primo ministro. In poche parole solo una persona comanda l’ Egitto e quella persona è il “Super Presidente” Morsi.

Il 15 dicembre sarà anche presentata ai cittadini la nuova costituzione per il suffragio universale. Votazione che secondo molti è soltanto una farsa per  dimostrare “la profonda liberalità e spirito democratico” del nuovo Presidente. In realtà tutto sarebbe già deciso.

Secondo l’ente per i diritti umani Human Rights Watch « La nuova costituzione presentata dal governo egiziano in carica sarebbe decisamente ambigua e riconosciuta lacunosa in diversi punti del testo» Molto contestata la sorte  dell’articolo 2, quello che riguardava la sharia, che è stato eliminato dal testo ufficiale ma si ripresenta in altre forme nell’ambito giurisprudenziale della costituzione dettata da Morsi ai suoi stretti collaboratori. Inoltre preoccupa la non cesura degli articoli che regolamentano i processi militari che quindi rimarrebbero in vigore. Ma Morsi assicura «Opero esclusivamente per il bene dell’ Egitto e del suo popolo».

Egitto, Siria, Israele, Palestina, Tuinisia, Qatar, in ultimo i violentissimi scontri in Nigeria tra l’egemonia islamica e i cristiani perseguitati, tutti paesi vicini che formano una lunga striscia di speranza, un agglomerato di paesi e popoli che lottano perché generazioni future possano vivere in una nazione dalle fondamenta politico-culturali solide nel quale non si dovrà più temere ogni giorno per la propria sorte. Ma per far questo c’è bisogno di tempo, forza, tenacia, vere ideologie e tanto pelo sullo stomaco. Basta pensare che per l’Italia i primi motti d’indipendenza sorsero agli albori del 1848 e ancora oggi (anno 2012, quasi 2013) c’è chi getta benzina sul fuoco per aizzare slogan separatisti. Dunque lasciamo che queste nazioni costruiscano da  sé il proprio avvenire, sosteniamo la parte giusta ma non facciamo il solito errore (che però forse non è sempre un errore, ma una mera conseguenza degli interessi politico-economici degli Stati occidentali) di invadere luoghi e situazioni che non ci appartengono con la solita scusa che “noi” europei e americani reincarniamo lo spirito dell’esercito del paladino carolingio che porta avanti una giusta crociata.

Lorenzo Battaglia