BOLOGNA, 3 DICEMBRE – Vittoria schiacciante del segretario Pd sul sindaco di Firenze al balottaggio per le primarie del centrosinistra.

7.673 seggi su 9.219, Pierluigi Bersani è al 60,82% con 1.411.392 voti e Matteo Renzi è al 39,18% pari a 909.270 voti. La proiezione per la conclusione dello spoglio dovrebbe essere: Bersani 61,5% – Renzi 38,5, confermando il sondaggio compiuto per la Rai dall’Istituto Piepoli su un campione di 25mila votanti.

Il popolo del centrosinistra ha deciso di rimanere ancorato al passato, a quel piacentino onesto dalla dialettica spicciola e pungente. Una scelta, a nostro parere, poco comprensibile per un Paese che necessita di una rivoluzione radicale sia in termini di idee che du volti.
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Ha ammesso la sconfitta con onestà intellettuale il Rottamatore Renzi, volto nuovo del giovane Pd, ovvero della fascia centrista più vicina al Pdl del ‘Caimano’ che alle utopie di Sel. Il sindaco di Firenze si è rivelato un avversario ostico per il ‘direttivo’ della sinistra che conta: la sua campagna elettorale è stata eccelsa dal punto di vista del marketing, una guerrilla attuata sia nelle piazze reali che in quelle virtuali di Facebook e Twitter.

Un amico fiorentino ha descritto Renzi “come un uomo di centrodestra schierato nel Pd, conditio sine qua non per governare in una roccaforte rossa come Firenze“, un’opinione comune che giustifica un gap tra i due candidati superiore al 20%.

L’elettorato di centrosinistra ha deciso che non è ancora il tempo delle rivoluzioni, meglio affidarsi al traghettatore Bersani in attesa di un nuovo Messia.

Redazione