ROMA, 29 NOVEMBRE – Ieri sera su Rai Uno l’ultimo duello televisivo prima del voto di domenica tra i due sfidanti rimasti in gara per l’elezione del candidato premier del centrosinistra. Il dibattito, seguitissimo anche su Twitter, ha visto confrontarsi il “rottamatore” Matteo Renzi, in camicia bianca e cravatta scura – secondo il tipico casual look a cui ci ha abituati – contro un più tradizionale Pierluigi Bersani, in completo blu e cravatta rossa a pois.

Renzi, apparso come al solito molto sicuro di sé, ha esordito promettendo che se dovesse andare al governo la prima cosa che farebbe sarebbe assicurare “100 euro netti al mese a tutti coloro che guadagnano meno di 2000 euro mensili”.

Riguardo all’evasione fiscale, “Non siamo stati all’altezza”, dice, riferendosi all’intero centrosinistra. Per Bersani il problema è che “chi non paga non ruba allo Stato, ma a chi paga” e sostiene la necessità di “attaccare a livello europeo e internazionale i paradisi fiscali”.

Il sindaco di Firenze ha le idee chiare anche in tema di costi della politica, schierandosi a favore dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e del dimezzamento del numero dei parlamentari. Mentre Bersani si dice “favorevole a dimezzare, non ad abolire, il finanziamento pubblico ai partiti”.

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E quando Renzi attacca le politiche del passato, dicendo che “è stato un errore aver messo le ganasce di Equitalia agli artigiani”, il segretario Pd replica più infiammato: “Sia chiaro, Equitalia non l’abbiamo inventata noi. Stiamo cercando di migliorarla e cambiarla”.

I due sfidanti sembrano però concordare in tema di unioni civili per le coppie formate da individui dello stesso sesso, dichiarandosi entrambi decisamente a favore di una legge contro l’omofobia.

Contro ogni pronostico – conclude infine Renzi – siamo arrivati a un ballottaggio che è più di una finale. È la scelta tra due tipi di cambiamento: uno basato sulla sicurezza e uno sul coraggio, sul rischio. Ma oggi il vero rischio è non rischiare”.

Più sentimentale la conclusione di Bersani, che raccontando la storia di Lucrezia, una bambina di 4 anni che per Natale chiede uno stipendio per la mamma, promette di “governare mettendosi all’altezza degli occhi dei cittadini e della vita comune”.

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Beatrice Amorosi