MILANO, 28 NOVEMBRE – Si attende per l’inizio della prossima settimana la decisione del giudice di sorveglianza di Milano, Guido Brambilla, riguardo alla concessione degli arresti domiciliari al direttore del Giornale Alessandro Sallusti, condannato per diffamazione a mezzo stampa a 14 mesi di reclusione.

La proposta è stata avanzata dal procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, in base a un’interpretazione della legge svuota-carceri che ha suscitato molti malumori.

Se la richiesta dove essere accolta dal magistrato, infatti, i pm dell’ufficio di esecuzione sembrano intenzionati a far sentire la propria voce, per ottenere la detenzione domiciliare anche per tutti gli altri condannati a pene inferiori a 18 mesi che non hanno presentato domanda di misure alternative al carcere nei 30 giorni di tempo previsti dalla legge.

Intanto però sorprende la dichiarazione dello stesso Sallusti, il quale afferma: “Non ho chiesto di andare ai domiciliari, anzi ritengo questa decisione della Procura un’ingiustizia, perché credo di non averne i requisiti. Dovrei andare in carcere. E tantomeno ho chiesto di scontare i domiciliari a casa Santanchè. Sono due menzogne che stanno circolando e che non si riesce più a fermare”.

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Dal punto di vista della legge – prosegue il direttore del Giornale – io credo che potrebbe succedere solo una cosa: che Monti e Severino trovino il coraggio di un decreto legge che sani e risolva questa situazione. Altre strade non ne vedo”.

E proprio a questo proposito ieri il ministro della Giustizia ha invitato a “non fermarsi all’emergenza legata al singolo caso”, dichiarandosi a favore di “una normativa più moderna e più adeguata ai tempi”.

Sull’argomento si è pronunciata anche la Commissione europea, che ha accolto positivamente la “decisione del parlamento italiano di respingere l’emendamento” sul ddl di riforma sulla diffamazione, che prevedeva fino a un anno di reclusione per i giornalisti.

Beatrice Amorosi