DAMASCO, 28 NOVEMBRE – Due autobombe sono esplose oggi nella piazza principale di Jamarana, periferia sud orientale di Damasco, provocando 50 morti e un centinaio di feriti. Il governo di Bashar al Assad, ha dichiarato alla stampa che si tratta di attentati suicidi perpetrati da “terroristi”, alludendo ovviamente ai ribelli. La regione e’ abitata in maggioranza da cristiani.

Questo può far supporre che  il governo stia cercando di mettere scompiglio all’interno delle fazioni ribelli. Inoltre l’attentato non e’ andato a colpire nessun punto logistico d’ interesse e quindi sembra proprio che le intenzioni fossero quelle di provocare una strage. Indipendentemente da chi abbia commesso questo attentato, i ribelli non demordono e continuano a contrattaccare le forze governative (sempre oggi e’ stato abbattuto un aereo e il pilota catturato).

La resistenza a tutti gli orrori che Bashar sta sottoponendo il proprio popolo, non sembra comunque intaccare la voglia di rivoluzione che dall’anno scorso ha contagiato tutto il Medio Oriente.

LA PRIMAVERA ARABA – Investite da una ventata di democrazia, le popolazioni soggiogate dai regimi dittatoriali si sollevarono contro di essi. La globalizzazione, internet, permise, sopratutto ai giovani arabi, di sperare in un miglioramento dei diritti civili e politici. I privilegi di cui noi occidentali godiamo, erano sconosciuti a coloro che abitano queste zone, ricche di storia, cultura e tradizioni che possiamo ritrovare anche nei nostri usi e costumi. La disinformazione che i tiranni moderni usano come arma di stabilità politica è la peggior punizione che si possa infliggere a degli esseri umani. Piu’ un popolo non ha coscienza dei traguardi civili che può e deve ottenere, sempre piu’ ci saranno zone di conflitto armato e politico nel mondo. Poco importa  ciò che queste terre hanno dato allo sviluppo umano nel corso della loro millenaria storia. Anche un paese affascinante come la Siria, culla delle più grandi civiltà antiche e residenza dei raffinati califfi che fecero di Damasco una capitale ammirata anche qui nell’Europa cristiana, ha subito continue ingiustizie da stranieri e non.

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LA STORIA – Nella sua millenaria storia, questo sfortunato paese e’ sempre stato al centro d’interessi economici, specie di quelli stranieri, che alcune volte portarono ricchezza, altre volte solo disperazione.

La conquista della Siria da parte dei romani, fu il processo finale di lunghe e sanguinose guerre avvenute in una zona geografica vitale per i grandi commerci dell’antichità. Posta a metà strada fra due grandi imperi, quello cinese e quello romano, la Siria poteva vantare numerose agevolazioni fiscali ed economiche, dovute alle ricche città e ai floridi porti che  affacciavano sul Mediterraneo. Nonostante la caduta dell’Impero romano e le successive invasioni arabe che dominarono il regno per secoli (dalla dinastia omayyade, passando per i Mamelucchi per poi essere integrato nell’Impero Ottomano), la Siria rimase sempre un polo attrattivo per tutti i commercianti del Medioevo, come unico mercato capace di rifornire di spezie e oro, le ricche coorti europee.

La scoperta del Nuovo Mondo, datata 1492, colpì fortemente l’economia della Siria, ormai incapace di reggere il confronto con le manifatture provenienti dalle Americhe, sopratutto incapace di competere con i prezzi.

Cominciò cosi, il lento declino di uno dei regni più floridi dell’antichità, ormai relegato a semplice residenza dei califfati ottomani e senza una vera e propria identità nazionale. Neanche la fine della Prima guerra mondiale portò alla nascita dello Stato siriano, nonostante le rivolte della popolazione, che vennero soffocate nel sangue dai soldati francesi, forti di un mandato internazionale che poneva il paese sotto l’egidia di Parigi.

Il protettorato francese durò fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando l’Inghilterra fece pressioni per lasciare al popolo siriano quell’indipendenza che gli era stata negata per secoli.

Il 1 Gennaio del 1946 venne raggiunta l’indipendenza, salutata con entusiasmo da tutte quelle persone che si erano visti ospiti a casa loro per anni, decisi a costruire un paese nuovo, forti delle loro tradizioni culturali.

Ma come spesso e’ accaduto per i paesi usciti da decenni di colonizzazione europea, anche la Siria ebbe i suoi anni di instabilita’. Ben tredici colpi di Stato (causati in special modo dalle guerre perse contro lo Stato d’Israele) portarono il partito Ba’th alla guida del paese nel 1963. Appena tre anni dopo un nuovo colpo di stato interno al partito, porto’ un abbandono della linea panaraba (linea politica con cui nacque il movimento) con una tendenza di stampo filo-socialista.

L’ennesima sconfitta patita nella Guerra dei Sei Giorni ad opera di Israele porto’ al potere , il 13 Novembre del 1970, Hafiz al Assad, padre del futuro dittatore Bashar. Oggi e’ famoso sopratutto per la crudelta’ delle sue azioni nei confronti della popolazione siriana. La ferma convinzione di non cedere neanche di un passo ai propri sudditi, ha portato il paese in una guerra civile che sta continuando a spezzare migliaia di vite innocenti. Citta’, palazzi, mercati ricolmi di famiglie vengono attaccati quotidianamente da forze paramilitari, superiori tecnologicamente ad un esercito ribelle, mal preparato e con una logistica di molto inferiore. Ma cio’ continua a non fermare gli scontri. Anzi sembra che i ribelli stiano guadagnando, giorno dopo giorno, posizioni e territori, forti dell’appoggio di tutti quelli che sono stufi di vivere in una dittatura che non risparmia neanche i bambini. Tutto mentre la comunita’ internazionale rimane a guardare e rimane impassibile. Il dittatore, sicuro dietro accordi commerciali strategici (specie petrolio e armi) con Russia e Cina, continua a giocare la carta del piu’ forte. Almeno finche’ non si ritrovera’ da solo, come tutti quei dittatori che sono caduti prima di lui nella Mezza Luna Fertile.

A cura di Nicolò Lucidi