ROMA, 23 NOVEMBRE – La Procura di Roma ha avviato un’inchiesta sul suicidio del giovane ragazzo che deriso su Facebook si è ucciso  martedì nella sua casa a Roma Sud, impiccandosi con una sciarpa alla scala interna.

Indossava i jeans rosa, aveva la frangetta, si truccava e, martedì mattina, si era messo anche lo smalto. Eccentrico e simpatico. Un modo di essere che forse non andava bene a qualche suo compagno di scuola che, come accadeva da qualche mese, lo scherniva continuamente. Battute forti, anche sgradevoli, che hanno sicuramente lasciato il segno.

In quegli insulti è nascosta una delle ipotesi per cercare di capire le ragioni del suicidio di un ragazzino romano di quindici anni. Il ragazzo l’ha fatta finita poche ore dopo essere uscito di scuola. È tornato a casa – dove forse c’era anche il fratello più piccolo – ha annodato una sciarpa al corrimano della scala interna e si è stretto l’altro capo al collo, lasciandosi cadere di schianto. La morte è stata istantanea. A trovare il corpo è stato il padre.

LE INDAGINI – sono al momento senza indagati o ipotesi di reato. Non si esclude che si possa successivamente arrivare ad ipotizzare l’istigazione al suicidi. Gli inquirenti hanno già avviato una serie di accertamenti per tentare di capire quali siano le ragioni che hanno portato il giovane al gesto estremo.

Oltre ai familiari potrebbero essere ascoltati a breve anche gli amici e compagni di classe del ragazzo. C’è tanta rabbia tra gli amici nei confronti di quelli che lo schernivano, creando anche un falso profilo Facebook, profilo dove il nome del giovane risulta storpiato e simile solo per assonanza, ma declinato al femminile. E che si riempie di minuto in minuto della rabbia dei compagni del giovane ragazzo.

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La pagherete spero in qualche modo. L’ignoranza che regna nelle vostre teste ha ucciso un ragazzino di 15 anni e voi ne siete colpevoli al 99%“, questo scrive più di un utente. “Vergogna!”, scrive uno; “Dovrete fare i conti con la vostra coscienza per il resto della vita“, un altro. E ancora: “Che quello che è successo vi serva per rendervi conto di quanto fa male essere derisi“, “Siete il tumore del mondo, il marcio dell’umanità, la sporcizia del genere umano“, si legge ancora. “Non ho parole… spero che ora siate contenti, bastardi pezzi di m...”, “Fate schifo! Vergognatevi, siete da arrestare tutti“, “Assassini, spero moriate!“. Si leggono tanti commenti scorrendo la bacheca che registra decine e decine di interventi. “Dov’è quel bullo che modificava le tue foto ora? spero che il rimorso durerà a lungo“, chiedono alcuni utenti. E ancora: “Avete ucciso una persona, non fisicamente, ma emotivamente“, “Siete più bigotti di ogni adulto, siete voi che lo avete ucciso“, “Siete degli squallidi e assassini. Complimenti! Avete raggiunto il vostro scopo“.

Online già si spunta la sentenza di condanna.

Non tutti comprendono l’incredibile peso delle parole. Un cuore fragile non sa spesso affrontare un così grande carico di cattiveria e soccombe.

E i professori… Il dispiacere non si scatena solo nei confronti di chi lo scherniva in giro su Fb. Alcuni biasimano anche il comportamento dei professori: “La mia rabbia va anche verso la sua professoressa. Come si è permessa di richiamare un ragazzo con le unghia smaltate?”. Alcuni chiedono l’intervento della Polizia postale: “Spero riesca ad arrivare ai vostri indirizzi – scrive un utente – e che parta una denuncia che vi rovini la vita per sempre”. E qualcuno li vede già al tavolo degli imputati in tribunale: “In bocca al lupo ai vostri avvocati. Spero possano perdere la lingua prima dell’udienza. Imbecilli”. Mentre un altro grida la sua rabbia in stampatello: “Luridi pezzi di m… spero tanto vi condannino per istigazione al suicidio“.

Gli amici lo salutano. In una gara di solidarietà gli amici del ragazzo stanno mettendo la sua foto sui loro profili, lo salutano, lo abbracciano.

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LA MADRE SU FACEBOOK: “RIPOSA IN PACE FIGLIO MIO”. “Forse perché così mi pare ancora di parlarti, forse per questo entro ed esco dal tuo profilo, indosso il tuo pigiama, cerco tra i tuoi appunti, i tuoi disegni, le tue cose”. Sono queste le parole affidate a Facebook dalla madre del giovane ragazzo. “Voglio abbracciare i tuoi amici – scrive – perché voglio abbracciare te e tutto il tuo mondo. Non capiamo, non accettiamo. Ti vogliamo con noi e basta!”. Nel suo profilo la donna ha messo una foto di lei e del figlio che sorridono abbracciati verso l’obiettivo di una macchina fotografica. “Intanto – scrive, con lo strazio di una madre che ha visto morire il proprio figlio – papà ed io domani saremo da te per quell’ultimo bacio che tu dovevi a noi, perché così avrebbe dovuto essere per natura. Ci mancano le tue battute, le tue risate, le tue urla. Ci manca tutto. Anche il rumore dei tuoi passi quando giravi per casa nel silenzio della notte. Tutto di te! Eri ancora così acerbo, capace di un amore così grande, tu che ancora non avevi dato il tuo primo bacio. Con tutto l’amore che posso, riposa in pace figlio mio adorato”.

PORTE CHIUSE AL LICEO E FIACCOLATA – Studenti e associazioni LGBT hanno sfilato insieme: doveva essere una fiaccolata per le strade del centro storico della capitale, ma la questura avrebbe vietato il corteo ed autorizzato esclusivamente una manifestazione statica. Tuttavia una piccola processione non autorizzata, illuminata dalla luce delle fiaccole, si è tenuta comunque per ricordare il giovane che martedì sera si è tolto la vita impiccandosi con una sciarpa. I manifestanti hanno percorso via di San Giovanni in Laterano, la Gay Street romana, quindi via degli Annibaldi e poi – dopo essere stati davanti la porta d’ingresso del liceo Cavour, in zona Colosseo, non avendo avuto risposte da parte degli studenti all’interno che sono impegnati in una occupazione – hanno sciolto la fiaccolata e si sono riuniti in una assemblea. Altri, invece, si sono allontanati. Dal liceo nessuno studente ha voluto commentare quanto accaduto. Alcuni amici sostengono che lo studente era vittima di stalking sul web.

Si è ucciso per questo? O perché, come ha denunciato un ragazzo all’Help Gay Line, era omosessuale? Eppure secondo i compagni di scuola non è così. Essi sostengono come il suo gusto per il paradosso e il travestimento sia stato confuso con un’ inesistente omosessualità da ragazzi e ora da giornalisti. Da martedì le psicologhe della Questura stanno ascoltato minorenni che erano a contatto con lo studente. Le indagini sono cominciate.

Un ragazzo di quindici anni non dovrebbe pensare alla morte. Avrebbe dovuto pensare, sognare come vivere la sua vita, come essere felice, e provarci magari.

Evidentemente non si è ancora liberi oggigiorno di vivere ciascuno la propria vita, ciascuno con la propria gioia… a qualcuno da fastidio!

Maria Francesca Cadeddu