ROMA, 23 NOVEMBRE – Per i 5 sfidanti del centrosinistra si è ormai arrivati al rush finale. Solo 2 giorni a disposizione per conquistare gli ultimi elettori prima del giorno decisivo, domenica 25 novembre, quando gli iscritti saranno chiamati a votare, nei 9.000 seggi sparsi per tutta l’Italia, il loro candidato premier preferito.

I sondaggi danno vincitore Bersani, ma la battaglia con Renzi – sono loro i candidati favoriti – non è ancora conclusa.

Intanto il sindaco di Firenze confida ancora nei suoi sostenitori: “Se noi vinciamo le primarie, il Pd ha poi più chance di vittoria, parlerà più di futuro e tornerà a far sperare gli italiani”.

Se comunque, come si prevede, nessun candidato dovesse conquistare la maggioranza assoluta delle preferenze, si passerà al secondo turno. Nel qual caso Bersani destinerebbe il suo voto a Renzi, poiché, in qualità di segretario del Pd, avrebbe “difficoltà a votare il leader di un altro partito, seppur amico”.

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Dichiarazione che ha lasciato “delusoNichi Vendola, secondo cui questo atteggiamento “tradisce lo spirito delle primarie”. “Mi auguro che il popolo del Pd, spesso disorientato dalle scelte del gruppo dirigente – ha detto il leader di Sel ai microfoni di Tgcom24 – abbia l’occasione di condizionare in senso sociale e progressista queste primarie, votando Vendola. Voglio che emergano quei soggetti sociali come i precari, l’ambientalismo, il mondo del lavoro e della scuola, che troppo spesso sono tenuti fuori dal real politik”.

Dall’altro lato i candidati risultati un po’ più marginali nel corso di questa lunga campagna elettorale.

Schierata sul fronte delle riforme costituzionali, Laura Puppato, secondo cui “le Regioni oggi più che mai devono lavorare coordinatamente col governo centrale” e “bisogna poi ridimensionare il numero di parlamentari, portare a zero gli sprechi e ridurre i costi”.

Preoccupato per le sorti economico-finanziarie dell’Italia, Bruno Tabacci, che sostiene: “Noi come i greci non intendiamo tornare loro alla dracma e noi alla lira, non possiamo recuperare competitività attraverso la svalutazione, ma con le riforme”.

Beatrice Amorosi