TEL AVIV, 21 NOVEMBRE – Mentre continuano i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, un autobus esplode a pochi metri dal Tribunale di Tel Aviv, causando 21 feriti, di cui due in gravi condizioni. L’attentato terroristico, avvenuto stamattina poco dopo mezzogiorno, è stato causato non da un attentatore suicida, ma da un ordigno posto sul mezzo, secondo quanto dice Ynet News, che diffonde inoltre la notizia della rivendicazione dell’attentato da parte dell’organizzazione terroristica delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa.

Il Jerusalem Post e l’emittente Al Arabiya parlano dell’arresto di un sospetto, rilasciato subito dopo, e della ricerca di una donna che avrebbe intenzione di far esplodere un secondo ordigno.

In un’intervista ad Al Arabiya, il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha definito l’attentato “un atto di eroismo”, mentre ad Al-Aqsa Tv, Hamas parla di “una risposta naturale al massacro della famiglia al-Dalu”, nel quale hanno perso la vita 11 persone, ed aggiunge che “Hamas da’ il benvenuto a un’operazione di martirio”.

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RAID SULLA STRISCA DI GAZA – Nel frattempo vanno avanti i raid sulla Striscia: sono 9 i palestinesi morti oggi, 146 il totale delle vittime dall’inizio dei bombardamenti, 29 i bambini.

Anche la comunità internazionale continua il lavoro di mediazione: il presidente Usa, Barack Obama, ha inviato in Medio Oriente il Segretario di Stato, Hillary Clinton, per incontrare il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ed il leader dell’autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas.

”L’obiettivo deve essere un risultato duraturo che promuova la stabilità regionale e porti avanti la sicurezza e le legittime aspirazioni di israeliani e palestinesi”, ha dichiarato la Clinton dopo il colloquio di martedì sera con Netanyahu.

Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, in conferenza stampa a Ramallah, ha affermato che “gli Stati Uniti sono contrari alla nostra decisione di recarci all’Onu a chiedere lo status di Stato non membro per la Palestina“, sottolineando il rifiuto da parte della Casa Bianca di incoraggiare la richiesta palestinese.

Cinzia D’Intino