FIRENZE, 16 NOVEMBRE – “Se vinciamo noi, c’è un’altra Italia”. Questo lo slogan con cui Matteo Renzi ha aperto ieri la convention di tre giorni alla Leopolda, che lo vedrà protagonista nell’ultimo weekend prima delle primarie del centrosinistra.

C’è la concreta possibilità di vincere – ha affermato il sindaco di Firenze, mostrandosi pienamente sicuro di sé – non è un modo di dire, vedendo i dati è a portata di mano”.

Per quanto riguarda invece la nuova legge elettorale, Renzi ha detto di trovare “imbarazzante” il non averne ancora fatta una e “litigare sulla data delle prossime elezioni”.

Ho visto alcune proposte di riforma – ha aggiunto – che sono ancora peggio del Porcellum e non era facile, bisognava impegnarsi. L’unica legge seria è quella dei sindaci, che permette la sera stessa del voto di sapere chi governa e di evitare gli inciuci”.

Nel primo giorno della convention è intervenuto Pietro Ichino, il quale si è scagliato duramente contro la “sinistra che per sua struttura non vuole poter governare il Paese”, quella antiquata che “da un quarto di secolo fa una politica sistematica di diffidenza e chiusura di chiunque, in particolare le multinazionali, volesse fare un investimento in Italia”.

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Per Ichino è tempo di rinnovamento. “Abbiamo bisogno di una sinistra – ha spiegato il giuslavorista – che sappia guidare tutti i lavoratori in questa avventura di attirare il meglio dell’imprenditoria mondiale nel nostro Paese. Come diceva Blair: ‘Ingaggia il miglior imprenditore e portalo a casa tua’”.

E, a proposito di imprenditoria, è intervenuto il discusso finanziere con società alle isole Cayman Davide Serra, che ha definito la propria “un’avventura meritocratica”, essendo “partito dall’Inghilterra, dove non importa chi sei e da dove vieni, ma se sai lavorare”.

Ma alle domande dei giornalisti riguardo un’eventuale futuro da ministro, “Non è la mia competenza – ha risposto – non sarei capace, sarebbe il più grande disservizio che potrei fare, a ciascuno il suo mestiere”.

Beatrice Amorosi