TORINO, 16 NOVEMBRE – La diatriba tra Antonio Conte e Antonio Cassano, che rende ancora più tesi i rapporti tra Juventus ed Inter, ci fa capire quanto per il calcio italiano sia un periodo di magra non solo sul campo, ma anche fuori.

SOLDATINI E MORALITÀ – La polemica scaturita dalle parole del giocatore barese, che sta tenendo banco su tutti i media dedicati al pallone, trova la sua origine quando Fabio Fazio chiese a Cassano perché avesse rifiutato i bianconeri, i quali più di una volta avevano cercato di ingaggiare il talento interista. «Ho detto di no alla Juventus: mi hanno cercato tre volte, ma io non voglio andarci perché loro vogliono dei soldatini che vanno diritto, ed io invece voglio girare a destra o a sinistra, uscire dai binari se ne ho voglia». Alla dichiarazione di libertà espressa da Fantantonio, rispose poco dopo il difensore juventino Leonardo Bonucci: «Siamo professionisti, non soldatini».

La questione sembrava finita in quello scambio di battute, neanche troppo offensivo. Invece era solo l’inizio. Conte, in videochat con i tifosi bianconeri, ha spiegato, benché senza mai nominarlo, il motivo per cui il calciatore non fosse arrivato alla sua corte, dando una versione ben poco lusinghiera per  il calciatore pugliese: «Quando andiamo a prendere un calciatore, le cose che andiamo a vedere sono i suoi requisiti umani perché nei momenti di difficoltà il giocatore viene sempre in secondo piano ed emerge l’uomo. Se dietro l’uomo c’è solo un chiacchierone allora preferiamo lasciare questo giocatore agli altri».

Ovviamente l’Antonio nerazzurro, avendo saputo degli apprezzamenti del tecnico, non è rimasto in silenzio e su Sport Mediaset ha attaccato Conte, citando la sua squalifica: «Quaquaraqua non sono io ma lui che è stato squalificato per omessa denuncia. Ho fatto tante “cassanate” nella mia carriera e per questo sono stato squalificato, ma se lui viene a parlare di moralità a me è finito il mondo».

E dire che Cassano aveva pure tentato di gettare acqua sul fuoco: «Con l’espressione “soldatini” volevo semplicemente dire che sono troppo professionali e professionisti, io non lo sono mai stato. Non era mia intenzione offenderli, se se la sono presa… amen».

Tuttavia, per quanto ne dica Cassano, il mondo e la polemica continuano. Stavolta è il turno dell’allenatore juventino rispondere alla stoccata di Fantantonio: «Mi sembra che il signor Cassano nella propria carriera abbia più volte dimostrato sul campo e fuori dal campo di non avere i requisisti richiesti dal sottoscritto» ha sentenziato l’allenatore bianconero.

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LA PAGINA 109: SESSO E CIBO – Nel suo contrattacco all’uomo Cassano e per dimostrare la poca professionalità del giocatore, il tecnico ha citato una pagina della biografia di Fantantonio, la pagina 109. Ecco cosa racconta Cassano, ai tempi della sua militanza nel Real Madrid.

«Arrivo li che peso 86 chili, sono quasi un bue, ne dovrei smaltire cinque. Il problema è che a Natale mi sono sfondato di tutto: pesce, primi, secondi, terzi, pandoro. Panettone, un casino insomma. Invece di dimagrire, da li a poco ingrasserò. Gioco poco e mangio tanto. Arriverò presto a quota novantuno. Un bue intero, adesso. Se ne accorge Carlos Latre, il più grande imitatore spagnolo e comincia a fare lo sketch con me che sfondo le recinzioni per prendere le patatine, cornetti, olive. Io in realtà non avevo bisogno di sfondare, era molto più facile. Il cibo era buonissimo ovunque. Quando non potevo mangiare trovavo sempre un sistema. In ritiro all’Hotel Mirasierra, per esempio, noi eravamo tutti al quinto piano. Quindi, prendevo una stanza al quarto o al sesto e facevo salire la ragazza durante la notte. Avevo un cameriere amico al quale davo cinquanta euro a ritiro. Il suo compito era portarmi tre o quattro cornetti dopo aver trombato, perché è normale che ti viene fame alle due o tre di notte. E allora che fai? Dopo che trombi devi mangiare: io quello facevo. Considerati i cinquanta euro non mi sembra che non facesse nemmeno un grande sforzo. Portava i cornetti sulla scala di emergenza, io accompagnavo quella là e facevamo lo scambio. Alla pari. Lui si prendeva la tipa e la faceva uscire dalla porta di dietro. Intanto mi sfondavo di cornetti alla crema. Sesso più cibo: la notte perfetta».

Ad ogni modo, non era necessario leggere la biografia del giocatore per conoscere “lo spirito libero” che contraddistingue quest’ultimo. Lo stesso Cassano, a più riprese, aveva confermato di non essere un professionista esemplare.

Giovanni Gaeta