DUBLINO, 15 NOVEMBRE – Una maternità trasformata in tragedia. E’ quanto accaduto a Savita Halappanavar, di 31 anni, Irlandese, di origini indiane.

La donna aspettava un bambino da 17 settimane, la gravidanza aveva, però, portato dei malesseri a Savita, la quale aveva annunciato di avere forti dolori alla schiena e stava per abortire.

Come conseguenza di ciò, aveva chiesto ai medici di interrompere la gravidanza.

L’ostinazione di un forte spirito cattolico, quale quello irlandese, non ha acconsentito alla richiesta fatta dalla donna. “Questo è un paese cattolico, finché si sente il battito cardiaco del feto, non possiamo fare niente.”

Nel frattempo la donna ed il suo piccolo morivano lentamente.

Secondo quanto rilasciato dal marito Praveen, Savita non si sarebbe arresa e avrebbe cercato di spiegare  di non essere né irlandese, né cattolica. Ma nulla è servito.

L’aborto, sebbene la donna fosse in pericolo di vita, le è stato negato.

Savita Halappanavar è morta il 28 ottobre scorso per setticemia. Il cuore del suo piccolo, invece, aveva cessato di battere già cinque giorni prima ed il feto era stato asportato.

[smartads]

I familiari della donna, hanno raccontato che aveva chiesto più volte ai medici di interrompere la gravidanza in quanto metteva a repentaglio sia la vita del piccolo che la sua stessa.

Ma il cattolicesimo, dinanzi a questo caso, ha chiuso le porte a due vite.

A movimentarsi per questa ingiusta morte, è stata anche la premier Enda Kenny, la quale ha annunciato di aver richiesto una relazione per fare chiarezza sul caso.

L’ospedale, inoltre ha spiegato di avere già avviato le indagini che porterebbero alla spiegazione della morte di Savita.

Nel frattempo, oltre 2.000 persone, dinanzi al parlamento di Dublino, nella serata di mercoledì, hanno protestato contro la negazione dell’aborto nei confronti di una donna in fin di vita.

Una maternità dal lieto fine mancato, una storia drammatica che, si spera, non possa più ripetersi su nessun’altra vita.

Rossella Assanti