GAZA, 15 NOVEMBRE – Continua l’imponente operazione aerea israeliana denominata “Pillar of defense”, dopo i colpi sparati dalla striscia di Gaza verso le zone meridionali di Israele. Dopo poco più di 24 ore di bombardamenti le vittime in totale risulterebbero essere 14: 13 palestinesi – tra cui un neonato, una bambina e una donna incinta – e 3 israeliani, morti all’interno di un palazzo colpito da un razzo a Kiryat Malachi. I feriti, invece, salgono a 130.

Il clima di tensione e pericolo non ha fermato le migliaia di persone che oggi hanno partecipato ai funerali del comandante dell’ala militare di Hamas, Ahmed Jaabari, primo obiettivo del raid israeliano. Secondo i media israeliani, gli attacchi aerei avrebbero avuto finora come obiettivi soprattutto terroristi, individuati da precise informazioni dell’intelligence. Decisamente divergente la denuncia fatta dal rappresentante dell’Autorità nazionale palestinese all’Onu, Rayyad Mansour, che ha parlato di attacchi con “mezzi militari illegali contro civili indifesi”, a cui risponde l’inderogabile presa di posizione del premier israeliano Netanyahu, che puntualizza l’impegno di Israele a mettere in atto “qualsiasi azione necessaria per difendere il proprio popolo”. A fargli eco ci pensa l’ambasciatore israeliano, che attacca Hamas dicendo che “si nasconde dietro ai suoi civili per colpire i nostri civili”.

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Nel frattempo, dopo la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nessuna dichiarazione ufficiale viene diffusa, a parte la secca affermazione dell’ambasciatore indiano Hardeep Singh Puri, presidente di turno dei Quindici: “la violenza deve cessare”.

Nella stessa notte, altri due colloqui importanti: il presidente americano Barak Obama ha incontrato sia il premier israeliano Benyamin Netanyahu, sia il presidente egiziano Mohammed Morsi, che ha fortemente criticato l’aggressione da parte di Israele, definendola “inaccettabile” e causa di “instabilità nella regione”. A dar forza alle parole del presidente egiziano è l’intervento del ministro degli esteri dell’Egitto, che ha esortato il segretario di Stato americano Hillary Clinton ad un’azione degli Stati Uniti per evitare che la situazione degeneri ulteriormente.

Oggi, il parlamento israeliano, la Knesset, dovrà intanto valutare la richiesta del Ministro della Difesa Ehud Barak di far rientrare l’unità di riserva, per l’eventuale necessità di forze maggiori da mettere in campo.

Cinzia D’Intino