WASHINGTON, 12 NOVEMBRE – Si fa sempre più scottante l’affare Petraeus, che da qualche giorno sta creando scompiglio alla Casa Bianca. Perché oggi il New York Times pubblica un articolo in cui spunta il nome di un’altra donna coinvolta nello scandalo.

Si tratta di Jill Kelley, 37 anni, ufficiale di collegamento militare del Dipartimento di Stato al Central Command di Tampa, Florida, di cui Petraeus era responsabile quando si occupava dell’Afghanistan. Secondo quanto riferito da fonti al NYT, sarebbe stata lei a portare alla luce la relazione extraconiugale che ha spinto il capo della Cia a dimettersi.

La Kelley si sarebbe infatti rivolta all’Fbi, alla fine della scorsa estate, per denunciare una serie di email minatorie ricevute da un indirizzo sconosciuto, poi ricondotto al nome di Paula Broadwell, biografa e amante di Petraeus, la quale avrebbe visto nella Kelley una minaccia alla loro relazione.

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Stai lontana dal mio uomo” e “Fatti da parte o vedrai quello che succederà”. Queste alcune delle email, riportate dal Washington Post, che la Broadwell avrebbe inviato alla Kelley, probabilmente sospettando che la donna stesse tentando di sedurre il suo David.

Il NYT riferisce poi che, mentre l’Fbi e il Dipartimento di Giustizia sono venuti a conoscenza dell’affaire già alla fine dell’estate, la Casa Bianca e il Congresso ne sono stati informati soltanto la scorsa settimana, poiché l’inchiesta era ancora incompleta e poiché non vi era la certezza che la violazione della posta elettronica di Petraeus da parte dell’amante costituisse una minaccia per la sicurezza del Paese.

La Broadwell sarebbe stata però a conoscenza di informazioni segrete relative alle indagini sull’attacco al consolato Usa a Bengasi, avvenuto lo scorso 11 settembre.

Un video del 26 ottobre mostra infatti un intervento della donna all’Università di Denver, in cui afferma: “Non so se molti di voi lo sanno, ma nella dependance della Cia erano detenuti alcuni membri della milizia libica e loro pensano che l’attacco al consolato sia stato il tentativo di liberare questi prigionieri”.

Perentoria la smentita della Cia: “Ogni versione secondo cui l’agenzia possa ancora trattenere prigionieri è disinformata e senza alcun fondamento”.

Beatrice Amorosi