Sono arrivate sulla scrivania del Ministro dell’Interno Cancellieri e del capo della Polizia, Manganelli, le dimissioni del numero due della polizia di Stato. Nicola Izzo è stato iscritto dal pm di Napoli, Giovanni Colangelo, nel registro degli indagati per una “turbativa d’asta”, relativa al trasferimento del centro elaborazione dati da via Conte della Cerra ad una caserma nel parco di Capodimonte. Il vice di Manganelli, precedentemente, aveva già consegnato le sue dimissioni, per vederle respinte dal Ministro dell’Interno. Ora che le cose sono diventate di dominio pubblico, non è più stato possibile rimandarle e la Cancellieri si è detta soddisfatta dal gesto di Izzo, in attesa che le indagini chiariscano questa nuova bufera che colpisce il nostro paese.

Ma è possibile che anche all’interno della polizia, l’organo che dovrebbe proteggere e vigilare sul Paese, accadano fatti di questa gravità? In attesa che i giudici valutino tutti i casi del fatto, non possiamo condannare, né accusare nessuno senza delle prove concrete. E finora, l’unica vera accusa mossa verso Izzo, è un’email anonima recapitata direttamente al ministro Cancellieri, nella quale si informava dell’irregolarità dell’appalto svoltosi nel 2010.

Un altro scandalo che coinvolge gli organi dello Stato. Un altro pezzo da novanta indagato per un fenomeno che sembra proprio non voler uscire dalla cultura italiana, specie ad alti livelli.

Potremmo dire che questa malaugurata tendenza abbia cominciato a diffondersi un ventennio fa, quando i vecchi partiti politici vennero messi in pensione a favore dei nuovi e più “onesti”. Potremmo anche dire che negli ultimi venti anni, un certo tipo di politica e di politici, abbiano ridicolizzato le istituzioni nazionali, le leggi, la moralità tanto cara (almeno in apparenza) al Bel Paese.

Ebbene, tutto ciò è solo una giustificazione per cercare di non credere, o meglio, per illuderci che “una volta era meglio”. È indubbio che gli uomini al potere in questi ultimi decenni non valevano neanche una briciola (politicamente parlando) di quelli che scrissero e approvarono la Costituzione. Tanto era costata al nostro paese quel pezzo di carta, che avrebbe dovuto essere il punto di riferimento per un futuro, che sembrava più speranzoso dell’immediato passato. La guerra e la dittatura fascista avevano spinto il popolo a scegliere la Repubblica, mandare in esilio i Savoia e provare a scrivere un nuovo capitolo della nostra Storia.

Di soldi ce n’erano. E anche tanti. La ricostruzione verso un’ Italia finalmente moderna, alla pari dei grandi paesi del Nord Europa sembrava possibile. Le migrazioni verso Roma e le città industriali del nord, portarono i governi ad investire, concedere presti a fondo perduto e anche chiudere un occhio su eventuali irregolarità. Era il tempo della Guerra Fredda, della lotta politica tra destra e sinistra, del pericolo comunista che poteva, da un giorno all’altro, scoppiare anche da noi. Ma si cominciava a sentire il benessere. Anche quelle persone che non riuscivano a trovare un impiego, potevano rivolgersi ai partiti che, in cambio di “qualche” preferenza, erano ben disposti a elargire posti di lavoro, anche ai meno qualificati. Non solo. Si cominciarono ad avanzare proposte (che successivamente divennero leggi) sulla protezione in toto dei posti di lavoro, sulle concessioni di appalti ad amici, o persone gradite, a chi avrebbe dovuto vigilare. Ma non era un problema. Tanto di soldi ne avevamo in abbondanza. Ognuno poteva prendere per se un piccolo extra. Era una cosa normale e tutti lo facevano. E hanno continuato tutti a farlo. In ogni campo, non solo nella politica, ma anche nel mondo del lavoro, pubblico e privato, dell’istruzione, perfino nei semplici rapporti tra cittadini.

Oggi, che di soldi non ce ne sono più, si deve far di necessità virtù e cominciare a chiedere indietro tutta la ricchezza che per anni è stato sfruttata senza alcun riguardo per le generazioni future.

“Non dovete essere schizzinosi” queste sono state le parole rivolte ai giovani dal ministro Fornero al circolo sociale Nicola Gros di Torino il 22 Ottobre.

[smartads]

Purtroppo siamo ridotti anche a questo. Invece di chiedere scusa per i continui scandali che a tutti i livelli coinvolgono le istituzioni, abbiamo un ministro del Lavoro che dichiara essere colpa dei giovani se la disoccupazione in Italia è cosi alta. Che è colpa dei giovani perché sono schizzinosi e non hanno voglia di sporcarsi le mani. Tardi e anche inopportuna è arrivata la rettifica, come sempre accade nel nostro Paese. “Sono stata fraintesa. I giovani di oggi vogliono sporcarsi le mani”.

Ciò rende ancora più squallida la moralità che avvolge questo paese, dove ogni giorno sembra esserci un nuovo scandalo. Dove ogni giorno, un politico, un magistrato o addirittura il vice capo della Polizia di Stato vengono iscritti nel registro degli indagati per irregolarità sui loro compiti. In un paese dove il reato di corruzione fa addirittura discutere. In un paese in cui i presidenti delle Regioni e i tesorieri dei partiti non riescono a giustificare cene da migliaia di euro. In un paese che non riesce a debellare un fenomeno spaventoso come la mafia, collusa il più delle volte con la politica. In un paese dove i colpevoli possono ancora affidarsi alla prescrizione per evitare la galera. E ancora, in un paese cosi bigotto da condannare le schiave da marciapiede dei trafficanti di donne e lasciare che delle escort possano addirittura avere dei vitalizzi.

Questa nostra povera Italia non sappiamo quando riuscirà a risollevarsi.

Chissà se dovremmo affidarci ad un comico per la speranza di un futuro migliore.

Nicola Lucidi