ROMA, 29 OTTOBRE – È accaduta ieri pomeriggio, intorno alle ore 16, nel parco degli Acquedotti a Roma, una vera e propria esecuzione a danno di un giovane sudanese di 30 anni, Mohammed. È stato ucciso con 3 colpi di pistola sparati a bruciapelo. L’assassino è un imprenditore calabrese titolare di alcuni bar ed alberghi stanziati nel centro sud.

La squadra mobile, guidata da Renato Cortese, è sulle tracce di due calabresi padre e figlio ed un terzo complice, non ancora identificato. Mohammed, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato ucciso per una questione di soldi, avendo lavorato per il suo assassino e ritenendo di dovere ricevere ancora dei soldi. Il giovane, al momento del ritrovamento, stringeva fra le mani il certificato dell’ultima sanatoria per la regolarizzazione degli immigrati.

Ad assistere all’efferato omicidio due ragazzi che facevano jogging nel parco.  «Ho visto quell’uomo puntare la pistola e sparare», hanno dichiarato i testimoni, «erano in tre, ci sono passati davanti mentre scappavano, erano ben vestiti, uno portava gli occhiali».

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L’incontro di ieri pomeriggio doveva servire a raggiungere un accordo, ma dopo una breve discussione il calabrese ha risolto la questione a colpi di arma da fuoco. Subito dopo i tre uomini si danno alla fuga e raggiunti gli archi dell’acquedotto di dividono. Si ritrovano dinanzi la chiesa di San Policarpo, dove era parcheggiata l’auto dell’imprenditore, un’Alfa sud. Grazie alla telecamera piazzata all’esterno della chiesa e ad alcuni testimoni, che sono riusciti a prendere la targa dell’auto, gli agenti della Squadra mobile sono riusciti ad identificare due dei tre uomini.

Gli inquirenti ritengono che il caso possa concludersi in tempi brevi.

«L’orrendo delitto del Parco degli Acquedotti è solo l’ultimo di una lunga scia di violenze che non accennano a fermarsi», ha dichiarato il consigliere del Pd capitolino, Dario Nanni, «l’emergenza criminalità è ormai una costante che condiziona la quotidianità dei romani e l’economia cittadina. Occorre attivare le consulte territoriali della legalità aperte alle associazioni imprenditoriali, sindacali e sociali, alle parrocchie e a tutti coloro che hanno a cuore la sicurezza. Senza una collaborazione tra cittadini e polizia, attraverso la partecipazione democratica, non si esce dall’emergenza».

Monica Rita Messina