TERAMO, 26 OTTOBRE – Si avvicina sempre più la giustizia per Melania Rea, la donna ammazzata con 35 coltellate, il 18 aprile dello scorso anno, nel bosco di Ripe di Civitella.

Il verdetto è alle soglie e, il caporalmaggiore dell’esercito, Salvatore Parolisi, accusato dal pm  dell’omicidio di sua moglie, ci si dirige a capo chino costernato da fotografi, giornalisti e scortato dalla polizia penitenziaria.

Nell’aula Falcone-Borsellino, all’interno del Tribunale di Teramo, sono le 09:15 quando il processo ha inizio.

[smartads]L’aria è di suspense, tra l’accusa e la difesa, una vita in bilico tra l’ergastolo e la libertà.

Ad intervenire per la difesa ci sono Nicodemo Gentile e Walter Biscotti, è l’inizio di una lunga battaglia tra difensive e probabili controrepliche.

La perorazione di Nicodemo Gentile durerà fino alle 12:25, dopodiché toccherà al suo collega portarla avanti, che preannuncia: “Il mio intervento sarà circa di un’ora, per il momento non ho altre dichiarazioni da fare. Aspettiamo la fine del processo”.

Ad emanare la sentenza sarà il giudice Marina Tommolini, dopo aver ascoltato i due versanti, si ritirerà in Camera di consiglio. Ne uscirà a fatti compiuti, per poter annunciare il verdetto.

La famiglia Rea appare molto provata, ma sono presenti tutti: il papà di Melania, Gennaro Rea, il quale definì Parolisi “uno sbruffone, è sempre il solito”, il fratello Michele e lo zio Gennaro.

L’unica non presente è la madre, rimasta a casa per poter accudire la piccola bambina, Vittoria, figlia di Melania e Salvatore.

La bimba pare essere stata motivo di commozione per il padre, durante l’arringa di Nicodemo Gentile, primo difensore, il quale ha accennato alla piccola. Causa scatenante di ciò, potrebbe essere stato l’attuale rischio, da parte di Parolisi, di perdere sua figlia.

Poche ore separano l’omicidio dalla giustizia, difatti la sentenza è attesa per le ore 20.

Rossella Assanti