BOLOGNA, 25 OTTOBRE – Nuova bufera sulla segretaria di Pier Luigi Bersani.

Zoia Veronesi, dirigente della Regione Emilia Romagna ma senza laurea, è indagata dalla procura di Bologna per  truffa aggravata, ovvero per avere di fatto lavorato per il partito (da Roma) pur essendo dipendente della Regione.

Oggi un nuovo faldone reca il nome di Bruno Solaroli, capo gabinetto di Vasco Errani. Sovaroli è formalmente indagato per abuso d’ufficio in relazione al caso Veronesi: secondo l’accusa, condotta dal Pm Giuseppe di Giorgio, il dirigente, all’epoca dei fatti capo di gabinetto della seconda Giunta Errani, firmò nella primavera del 2008 la delibera con cui a Zoia Veronesi veniva affidato l’incarico di curare i rapporti con l’amministrazione centrale e il Parlamento.

 LE REAZIONI

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L’ipotesi di reato viene respinta come verrà dimostrato nell’interrogatorio. E’ tutto regolare e senza ombre. Si tratta di una vicenda in cui nulla le può essere rimproverato” ha dichiarato l’avvocato difensore Paolo Trombetti, già legale dell’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono.

Nella vicenda è intervenuto anche Bersani: “Visto che c’è un esposto, ancorché di Raisi, è giusto che la magistratura accerti. Sono comunque sicuro che le cose siano state fatte per bene”

A quest’ultima dichiarazione risponde Raisi direttamente sulla sua pagina di facebook, affermando che per Bersani il problema non è tanto quello di giustificare il fatto che un dirigente della regione, pagata quanto un parlamentare, per di più senza laurea e senza concorso, potesse svolgere oltre alla sua mansione pubblica un lavoro privato per il Pd, il problema vero di Bersani, secondo Raisi, è “che ciò avvenga rispettando formalmente le regole, solo formalmente”  E continua: “io questa dirigente/segretaria che aveva il compito specifico dei rapporti con il parlamento e la Regione Emilia Romagna non ho mai avuto il piacere di conoscerla eppure sono parlamentare eletto in Emilia Romagna dal 2001”.

Giacomo Ciampoli