BOLOGNA 25 OTTOBRE – La storica segretaria di Bersani, Zoia Veronesi, che collabora col capogruppo del Pd dal 1993, è indagata in questi giorni per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia Romagna.

La Veronesi, in un periodo compreso tra il 2008 e il 2009, avrebbe percepito uno stipendio di 140.000 euro quando in realtà non svolgeva nessun incarico per la Regione, ma soltanto quello di assistente personale di Bersani a Roma.

L’ITER INVESTIGATIVO– A far partire l’inchiesta è stato un esposto alla Regione Emilia Romagna presentato nel marzo 2010 da Enzo Raisi, deputato di Futuro e Libertà, il quale criticava la creazione di un incarico ad hoc per la Veronesi: la posizione di “raccordo con le istituzioni centrali e con il parlamento”, che le permetteva di percepire soldi pubblici dalla Regione e intanto continuare a svolgere il suo lavoro per il Pd a Roma.

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Nel gennaio 2010 la Veronesi si dimette dall’incarico alla Regione, dichiarando che Bersani le aveva espressamente chiesto di lavorare per lui a Roma. Le dimissioni divengono effettive due mesi dopo e la famigerata posizione ricoperta dalla donna viene poi soppressa nel settembre 2010, suscitando un’interpellanza da parte del Pdl.

Proprio qui risiede il nodo della questione: istituita nel maggio 2008, subito dopo la caduta del Governo Prodi e soppressa nel settembre 2010, la posizione di “raccordo con le istituzioni centrali e con il parlamento” venne ricoperta dalla Veronesi per un anno e mezzo, ma le indagini effettuate in questi giorni dalla magistratura, guidate dal pm Giuseppe di Giorgio, non hanno rilevato nessuna attività svolta dalla segretaria in questa direzione. Secondo Raisi dunque quest’incarico fu creato con il solo scopo di permettere alla Veronesi di seguire Bersani a Roma, restando di fatto ancora un dirigente della Regione Emilia Romagna.

Giovanni Ciampoli