ROMA, 25 OTTOBRE – Addio, ciao ciao, auf wiedersehen, goodnight. Silvio Berlusconi si ritira, lascia la guida del Pdl ai giovani. «Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un po’ di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intromettermi». L’annuncio era nell’aria, nonostante l’ex premier, nel corso degli ultimi tempi, si fosse sempre mostrato possibilista per una sua possibile candidatura alla Presidenza del Consiglio nelle prossime elezioni.

Dopo l’annuncio del passaggio di consegne alle forze fresche, adesso tocca «al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano e ad una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia per fermare questa deriva». Il Cavaliere non lesina un consiglio neppure ai più esperti e addirittura al premier designato dalle elezioni nazionali del 2013, il quale dovrà timonare l’Italia  seguendo la rotta «riformatrice e liberale» già solcata dal centrodestra berlusconiano.

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L’uscita di scena di Berlusconi è stata accolta positivamente da tutti i suoi ex “sottoposti”, che vedono nella sua autorottamazione la via del rinnovamento per un Pdl mai così in basso nei sondaggi. Formigoni, Cicchitto e Quagliarello salutano l’addio come il momento della svolta, mentre i giovani formattatori, guardando a ciò che sta accadendo dall’altra parte della barricata, nel Pd, chiedono regole più trasparenti le imminenti primarie pidielline. Su Facebook, Roberto Maroni ha definito «il passo indietro di Berlusconi un atto di generosità che apprezzo e che apre nuove prospettive per il futuro».

Giovanni Gaeta