L’AQUILA, 23 OTTOBRE – Il giorno dopo la sentenza del Tribunale dell’Aquila, che ha condannato a sei anni sette componenti della Commissione Grandi Rischi, la comunità scientifica internazionale attacca con forza la decisione.

I sismologhi sono stati condannati con l’accusa aver fornito informazioni “imprecise e incomplete” sul sisma che sconvolse il capoluogo abruzzese, sottostimando l’entità della forza del terremoto che il 6 aprile 2009 distrusse L’Aquila e i territori circostanti. I sette, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi, sono stati giudicati colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Oltre alla detenzione, gli scienziati dovranno pagare un risarcimento di 7,8 milioni di euro, oltre a 100 mila euro di spese giudiziarie. Condannata anche la Presidenza del Consiglio, dichiarata responsabile civile per la morte di 29 persone, anch’essa dovrà pagare il risarcimento succitato ai familiari delle vittime e al Comune dell’ Aquila, parti civili nel processo.

L’ong americana Union of Concerned Scientists ha definito la sentenza «assurda e pericolosa», invitando Giorgio Napolitano ad intervenire. Nel comunicato rilasciato dall’Ucs emerge il timore che una sentenza di questo genere danneggi l’operato degli scienziati nella prevenzione dei disastri: «Dopo che l’Aquila è stata investita da terremoti di piccola intensità, gli scienziati hanno affermato che un sisma di grande potenza era improbabile ma possibile, sottolineando l’incertezza in questo campo. Quando il forte sisma ha colpito, causando vittime, gli scienziati sono stati messi sotto processo. In quell’occasione l’American Geophysical Union ha messo in guardia sul fatto che le accuse potevano mettere in crisi gli sforzi internazionali per capire i disastri naturali, perché il rischio di un contenzioso scoraggia gli scienziati e i funzionari dall’avvisare il proprio governo o anche lavorare nel campo della previsioni rischi in sismologia».

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L’Ucn, per rendere chiare le sue posizioni, utilizza similitudini calzanti: «Immaginate se il governo accusasse di reati criminali il metereologo che non è stato in grado di prevedere l’esatta rotta di un tornado. O un epidemiologo per non aver previsto gli effetti pericolosi di un virus. Gli scienziati devono avere il diritto di condividere ciò che sanno e ciò che non sanno senza la paura di essere giudicati criminalmente responsabili se le proprie previsioni non si avverano». Infine, arriva concludere il comunicato la stilettata “storica” all’Italia: «Ciò arriva dalla terra natale di Galileo. Crediamo che alcune cose non cambieranno mai».

Sostegno ai condannati arriva anche da Shinichi Sakai, professore associato dell’Earthquake Research Institute di Tokyo: «Se fossi stato io lì avrei detto le stesse cose perché non è possibile stabilire quando può verificarsi una forte scossa sismica»

I cittadini del capoluogo abruzzese, invece, sono soddisfatti della sentenza. Anzi qualcuno la giudica troppo morbida: «So’ pochi, hanno fatto bene, benissimo». Per altri è la conferma che il bilancio delle vittime poteva essere meno grave: «Ci fa capire che quei morti si potevano evitare».

Giovanni Gaeta