AVETRANA, 23 OTTOBRE – “Purtroppo non si può tornare indietro” dice Michele Misseri alle telecamere di una tv locale pugliese. Il giallo di Avetrana riaffiora dalle ceneri con una profonda intervista dello zio di Sarah Scazzi.

Le indagini hanno raggiunto una fine e mentre Sabrina e la madre Cosima rimangono in prigione, il capo famiglia continua a raccontare di essere colpevole dell’omicidio della nipote.

In passato, proprio lui, aveva ritrovato il fragile corpo della ragazza nel pozzo di contrada Moscà e per questo, ritenuto colpevole dagli inquirenti, finì in carcere. Le dichiarazioni contrastanti del contadino e le indagini della Procura di Taranto hanno evidenziato un’altra verità, con l’ingresso di due nuovi personaggi sulla scena del crimine

La ricostruzione dell’omicidio sembrava un rebus privo di soluzione: troppe incognite, molteplici versioni travisate da protagonisti e finti testimoni . Quando Michele uscì dal carcere finirono dietro le sballe la moglie Cosima e la figlia Sabrina, ma lui continuava ostinatamente ad addossarsi tutte le colpe sull’accaduto.

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Tg e quotidiani, sfruttando il clamore mediatici, dedicavano speciali al mistero di Avetrana trasformando Misseri in un personaggio televisivo.

Oggi zio Michele ritorna dopo un lungo silenzio sulla scena televisiva con il solito tormentone: “Sono io il colpevole! Loro sono innocenti e pagano a causa mia!”.

Deliri mediatici o pura verità? A due anni dall’efferato omicidio di Avetrana tutti rimangono perplessi sull’uomo che insinua di essere colpevole di un omicidio frutto di una folle gelosia, quella di Sabrina.

Vincio Barnabà