NEW YORK, 23 OTTOBRE – Il razzismo è una storia senza fine. Vittima di questa realtà è stata una ragazza di colore, Sharmeka Moffit, 20 anni.

Era una domenica sera come tutte le altre, passeggiava in un parco di Winnsboro, quando la disumanità decide di interrompere il corso regolare delle cose: tre uomini ricoperti da un cappuccio bianco, l’hanno aggredita, cosparsa di un liquido infiammabile e data a fuoco.

Prima di fuggire, hanno imbrattato la sua macchina con insulti ed infine, fieri dell’atto, hanno inciso la loro firma: KKK.

La ragazza è riuscita a chiamare i soccorsi, tentando nel frattempo di spegnere le fiamme che divampavano sulla sua pelle.
Ora è in gravi condizioni, il 60% del suo corpo è ustionato.

[smartads]Il movente non è chiaro, molti sostengono che la ragazza indossasse una maglietta sulla quale era raffigurato il presidente di Barack Obama ma la madre, in un video, smentisce: “Non è vero che mia figlia indossava una t-shirt con l’immagine di Obama.”

Torna l’incubo del gruppo estremista: i Ku Klux Klan. Torna l’incubo di un razzismo estremo che, secondo il presidente della sezione locale Naacp (Nation Association for the Advancement of Colored People), Otis Chisley “E’ ovunque, un fenomeno nascosto, ma che esiste”.

Per ora l’Fbi sta mandando avanti le indagini per cercare di fare maggiore chiarezza sul caso. Si attendono testimoni, ma al momento nessuno si fa avanti.
Certo è che lo sceriffo Kavin Cobb ha reputato l’accaduto “un evento ripugnante”, per il quale s’impegnerà vivamente affinché i responsabili vadano nelle mani della giustizia.

La speranza nei confronti di queste crudeli realtà, è che non siano solo tre uomini ad essere giustiziati, ma l’intera corrente razzista.

Rossella Assanti