PADOVA, 23 OTTOBRE – I medici dell’ospedale di Padova, avevano detto che era in prognosi riservata ma non in pericolo di vita, il bimbo di 11 anni che il 14 ottobre si è fortuitamente impiccato. Invece, dopo 7 lunghi giorni di agonia nel reparto di terapia intensiva pediatrica, se ne è andato per sempre.

LA RICOSTRUZIONE – Abitava con la famiglia, mamma, papà e fratello di 13 anni, a Selvazzano, una cittadina nelle vicinanze di Padova. Era un gioco innocente il suo. Sicuramente non ha minimamente pensato a quello che sarebbe potuto succedere, l’avrà visto fare mille volte in tv. Così, magari anche entusiasta per il nuovo esperimento, ha legato una corda al lucernario della mansarda di casa e si è impiccato. È rimasto per più di 10 minuti senza ossigeno prima che, il fratello, che giocava poco distante da lui, avvisasse i genitori. Questi, hanno subito allertato i soccorsi che, giunti sul posto, hanno effettuato immediatamente un massaggio cardiaco. R

[smartads]

Ricoverato in ospedale, per asfissia, l’undicenne, aveva riportato dei danni cerebrali anche se ancora non si riusciva bene ad individuarne la gravità. Non era in pericolo di vita, avevano detto i medici, ma il danno cerebrale, negli ultimi giorni, era apparso irreversibile: il piccolo padovano non tornerà mai più a giocare in quella casa, il gioco pericoloso gli è costato la vita.

I genitori, colpiti nel profondo, hanno disposto l’espianto degli organi. “Preghiamo per loro e rispettiamo il loro dolore” dice il parroco della Chiesa familiare, “stanno affrontando questa grande sciagura con equilibrio magistrale”. Così, la comunità si stringe intorno a loro, a quella mamma e a quel papà che all’improvviso hanno dovuto piangere un loro figlio, per una fatalità, un gioco .

Marilena Felice