ROMA, 23 OTTOBRE Anonymous Italia ha colpito ancora. Questa volta l’obiettivo è stato la Polizia di Stato, dai cui server la scorsa notte sono stati sottratti 1,35 Giga di file riservati.

Il contenuto spazia da dati personali – numeri di cellulare, email private, buste-paga, foto – a documenti istituzionali quali circolari interne, identikit, verbali e procedimenti di accertamento. Tra questi ultimi anche quelli relativi al movimento No Tav e all’incidente in cui incorse l’attivista Luca Abbà, che, inseguito da un poliziotto, rischiò la vita cadendo da un traliccio.

Ma i dati comprendono anche la lista degli agenti infiltrati e sotto copertura, il che mette in pericolo non solo gli stessi poliziotti, ma anche le loro famiglie, che correranno il rischio di subire ritorsioni.

Lo scopo della diffusione dei dati rubati, come dichiarato dallo stesso gruppo in un comunicato, è quello di agire come “controllori dei controllori”, rendendo pubblica la disonestà di certe operazioni della Polizia.

Ad esempio – si legge nella nota – una comunicazione in cui viene spiegato come appropriarvi dell’arma sequestrata ad un uomo straniero senza incorrere nel reato di ricettazione”.

[smartads]

Il livello di sicurezza dei vostri sistemi, al contrario di quanto pensassimo, è davvero scadente, e noi ne approfittiamo per prenderci la nostra vendetta”, scrivono gli hacker-attivisti.

Tra le richieste di Anonymous “l’introduzione del reato di tortura che prevenga il ripetersi di carneficine già note e attribuisca una pena a chi, nascosto dietro una divisa, si accanisce sulla dignità umana; la telesorveglianza continua di ogni luogo in cui le Forze dell’ordine svolgono il proprio ruolo, al fine di prevenire abusi e documentarli nel caso si verifichino”.

Beatrice Amorosi