MILANO, 18 OTTOBRE – Il gup milanese Stefania Donadeo ha condannato a dieci anni di reclusione per omicidio volontario Alessandro Amigoni, il vigile urbano che lo scorso 13 Febbraio, a Milano, uccise con un colpo di pistola il 28enne cileno Marcelo Valentino Gomez Cortes dopo un inseguimento.

Stabilito anche il risarcimento di 360mila euro per la famiglia di Cortes, moglie e due figli di cinque e sei anni.

LA VICENDA – Lo scorso 13 Febbraio Alessandro Amigoni e i suoi tre colleghi di pattuglia si trovano nei pressi di Parco Lambro, periferia Est di Milano, per occuparsi di una rissa.

La loro attenzione viene però attirata da un’auto che, incrociata casualmente, alla loro vista cambia repentinamente direzione. Immediata la reazione della pattuglia che si lancia all’inseguimento della vettura, una Seat Cordoba blu con targa spagnola con a bordo Marcelo Valentino Gomez Cortes e  un amico .

Tamponata l’auto, Amigoni e un collega scendono per inseguire a piedi i due cileni che cercano di scappare dentro il parco e a quel punto Amigoni estrae la pistola per sparare verso un terrapieno poco distante e intimidire i due uomini.

Ma uno dei due colpi centra in pieno Gomez Cortes che si accascia a terra; nonostante sia già in fin di vita gli agenti lo ammanettano perché pensano che sia solo inciampato.

Davanti al pm di Milano Renato Pellicano, la sera stessa della sparatoria Alessandro Amigoni sostiene di aver visto chiaramente uno dei due fuggitivi, armato, puntare l’arma contro di lui, e di avere quindi fatto fuoco per legittima difesa; per questo motivo in un primo momento si pensa che il vigile possa essere condannato per eccesso di legittima difesa.

[smartads]

LA SMENTITA DELLA VERSIONE DI AMIGONI – Ma la versione di Amigoni non regge; a smentirla sono, prima di tutto, le testimonianze dei tre agenti che si trovavano con lui.

Tutti e tre affermano di non aver percepito alcun segnale di pericolo in quella situazione; quello che ha inseguito a piedi Gomez Cortes e l’amico afferma che nessuno dei due cileni era armato, stessa versione sostenuta dagli altri due vigili accorsi dopo la sparatoria.

Anche due testimoni che avevano assistito all’inseguimento affermano davanti al giudice che i due cileni non erano armati.

La posizione di Amigoni viene ulteriormente messa in serio dubbio dai risultati dell’autopsia sul corpo di Gomez Cortes, svoltasi il 16 Febbraio.

Marcelo è stato colpito alle spalle, sulla schiena. Il proiettile è entrato all’altezza della scapola ed è salito dal basso verso l’alto, trapassando il cuore e uscendo all’altezza del capezzolo sull’emitorace sinistro.
Il vigile ha quindi sparato ad altezza d’uomo, non era un colpo intimidatorio il suo perché, per spaventare un fuggitivo, si spara in aria.

Inoltre non ha neppure sparato da una distanza di quindici metri, come aveva raccontato sempre durante il primo interrogatorio a Milano la sera della sparatoria.

L’accusa verso Amigoni si aggrava da eccesso di legittima difesa a omicidio volontario.

Il suo legale, l’avvocato Gian Piero Biancolella, afferma che cercherà in ogni modo di dimostrare che il suo assistito non aveva alcuna volontà di uccidere e che non aveva neppure calcolato che, facendo fuoco, avrebbe potuto colpire uno dei due uomini.

A sostegno di questa tesi Biancolella offre anche una perizia balistica per confermare che il colpo al cileno sarebbe stato sparato da una distanza di 15 – 20 metri.

Perizia poi smentita da un’altra redatta dal perito della polizia scientifica Dario Radaelli, su richiesta del pm Pellicano, che invece dimostra che il colpo è stato sparato a meno di tre metri di distanza.

LA SENTENZA – Oggi la sentenza: dieci anni per omicidio volontario e risarcimento di 360mila euro per la moglie e i figli di Gomez Cortes.

Rispetto alla pena di 21 anni di carcere stabilita per questo genere di crimine, Amigoni comunque usufruisce di uno sconto per essere ricorso al rito abbreviato; inoltre, concesse le attenuanti generiche, i 14 anni di reclusione chiesti a fine settembre dal pm milanese Roberto Pellicano sono diminuiti a 10.

Gian Piero Biancolella, legale di Amigoni, ha annunciato che, una volta depositate le motivazioni della sentenza, farà ricorso in appello.

Ilaria Facchini