NEW YORK, 17 OTTOBRE – La storia è quella di una ragazzina, Amanda Todd, canadese di quindici anni suicidatasi lo scorso 10 ottobre, lasciatasi prima  soggiogare da un amore sbagliato, dall’uomo sbagliato. Il tutto celato dietro lo schermo di un pc.

Questa storia è la sconfitta della vita vista sul corpo di una ragazzina.

Amanda T, al tempo aveva dodici anni e il sogno di un amore, di una protezione.

Conosce tramite facebook un uomo che le chiede di farsi vedere nuda per poterle scattare della foto tramite web cam, l’ingenuità e l’illusione giocano brutalmente sulla mente della ragazzina: Amanda lo fa.

Bastano pochi istanti, pochi click e la vita di Amanda sprofonda in un baratro di disillusioni e di inferni quotidiani.

L’uomo pubblica su internet, per tre anni, tutte le foto scattate alla ragazza ma questo non basta a soddisfare la sua sete di pedofilia, inizia a ricattarla ad avere atteggiamenti da stalker.

Amanda non ce la fa, subisce l’oppressione come pugni violenti all’anima incapaci di cessare.

La vita non è come sperava, come immaginava e questa verità è ancora più cruda e dura per una ragazza di quindici anni costretta ad un inferno quotidiano. Si ritrova senza via d’uscita, da sola.

Lancia un appello su youtube, attraverso dei fogli descrive tutto ciò che la sta martoriando. Intorno è una calma piatta apparente per chi la circonda.

Amanda cede, si uccide.

Iniziano le indagini per cercare di trovare l’uomo colpevole dell’inferno, della vita bruciata creata tutt’intorno alla piccola.

[smartads]

Finalmente la svolta: Anonymous, un gruppo di hacker, ha preso a cuore questo caso e ha utilizzato le armi possedute nel campo informatico per individuare l’uomo.

La giustizia è sull’orlo del trionfo, difatti il gruppo ha fornito nome, cognome, indirizzo e pezzi di conversazioni in chat avute dall’uomo che dimostrerebbero la sua pedofilia.

Secondo gli hacker, stando a quanto hanno annunciato pubblicamente attraverso un video, si tratta di un uomo di 32 anni, residente a Vancouver. Già noto alle forze dell’ordine poiché lo scorso lunedì è stato chiamato in causa, in un tribunale, con l’accusa di molestie sessuali per un caso svincolato da quello di Amanda.

In una lettera inviata all’emittente canadese CTV, Anonymous scrive: “Generalmente non amiamo avere a che fare con la polizia direttamente ma in questo caso ci siamo sentiti nell’obbligo di utilizzare le nostre capacità per proteggere i minori. Questa è una storia a cui non siamo indifferenti.”

Ora è la giustizia a giocare le sue carte.

Rossella Assanti