Immagine di Repertorio

BOLOGNA, 17 OTTOBRE – Questa mattina alle 11 siamo andati all’aula magna di Santa Lucia dove era in programma la cerimonia di benvenuto alle matricole, con i saluti del rettore, del sindaco (e di Alessandro Bergonzoni). Nostra intenzione era leggere un breve documento per mostrare ai nuovi studenti e alle nuove studentesse che in città e in università esistono progetti collettivi – come Bartleby, ma non solo – di trasformazione dal basso del modo di fare ricerca, di studiare, di produrre e condividere saperi. Alla nostra richiesta di entrare abbiamo trovato subito l’opposizione violenta della “security” dell’università – per la maggior parte composta da buttafuori dei peggio locali della città – che ha iniziato a spingerci e minacciarci in malo modo, come nella più infima delle discoteche (altro che università dell’eccellenza!).

“Meritavano un calcio, ne ho tirati giù due”: questi i commenti che abbiamo sentito fare dagli uomini pagati dall’università per difendere non si sa bene chi e da che cosa.
Poco dopo una decina di poliziotti del reparto mobile – accorsi su esplicita richiesta della Digos all’interno di Santa Lucia – si sono schierati davanti al portone d’ingresso in assetto antisommossa. Di fronte alle nostre continue richieste di entrare anche la polizia ha iniziato a respingerci fisicamente e con forza. Tra calci, spintoni e manganellate due studentesse di Bartleby sono finite in ospedale per contusioni, con prognosi di cinque
giorni per entrambe.

Agli studenti e ai ricercatori che chiedono di parlare con le matricole, la risposta dell’università è quella di farsi scudo con picchiatori prezzolati. Forse perché ancora una volta quello che abbiamo da dire è lontano dalla realtà edulcorata che il rettore Dionigi (racconta ogni giorno) spaccia quotidianamente a prezzi vantaggiosi.

Quando la situazione è diventata troppo violenta e grottesca persino per il rettore e il prorettore Nicoletti, questi hanno fatto quello che sarebbe stato normale e auspicabile sin dall’inizio per il ruolo che rivestono; ossia lasciarci entrare e permetterci di parlare leggendo il nostro comunicato.

[smartads]

Abbiamo preso parola per rendere visibile il fatto che che accanto alle Istituzioni ormai al collasso, esiste una “città invisibile” – per citare Bergonzoni, che era presente alla cerimonia – ricca di capacità espressive e di risposte alla crisi e alla precarietà. Bartleby è un pezzo di questo patrimonio nascosto. Eppure il rettore Dionigi ha deciso di avviare la procedura di sfratto dei locali di Via San Petronio Vecchio 30/a. Proprio ieri, durante l’inaugurazione della Bartleby Common Library e la presentazione della collezione di riviste che costituivano una parte del Fondo Roversi, abbiamo ricevuto la prima visita dell’Ufficiale Giudiziario.

Si tratta del primo passaggio formale che anticipa l’arrivo della Forza Pubblica. Non possiamo sapere con esattezza quando arriverà l’esecuzione dello sfratto. Sappiamo però con certezza che l’amministrazione universitaria può ancora arrestare la procedura, qualora ci fosse la volontà politica di agire in questo senso. Da parte nostra chiediamo che si esprimano tutti coloro che ci sono stati vicino in questi anni e a chi desidera difendere Bartleby di tenersi in contatto con noi. In particolare chiediamo a tutti i docenti dell’Unibo di prendere posizione sulla gestione delle istanze dei loro studenti da parte di questa amministrazione. A una richiesta di presa di parola, la risposta oggi è stata un muro di energumeni pronti all’uso della forza, pagati con i soldi di noi tutti.
Solo insieme saremo in grado di dare una risposta forte all’oscurantismo medievale dell’accademia e al provincialismo di una parte importante dell’amministrazione comunale.

Ancora una volta – come facciamo da un anno e mezzo ormai – ribadiamo la nostra piena volontà a trovare assieme all’Università e al Comune una soluzione atta a garantire la continuità dei nostri progetti. Che una buona volta si passi dalle dichiarazioni pubbliche ai fatti.

Bartleby