L’AVANA, 17 OTTOBRE – Dopo più di 50 anni i cittadini di Cuba potranno finalmente andare all’estero senza dover richiedere un visto d’uscita e senza perdere i propri diritti di cittadinanza. Lo ha annunciato il giornale nazionale “Granma”, che ha indicato il prossimo 14 gennaio come data a partire dalla quale entreranno in vigore le nuove norme in materia di viaggi all’estero.

Dal 2013 dunque chi vorrà partire non dovrà più mostrare il permesso di uscita e la lettera dello straniero che lo invita presso di sé e non dovrà più pagare un ammontare complessivo di tasse pari a 500 dollari. Si potrà soggiornare all’estero fino a 24 mesi, contro gli 11 di adesso, limite oltre il quale si perdono i diritti di cittadinanza e di residenza nel paese.

“Granma” sostiene però che alcuni viaggi saranno ancora vietati e che “resteranno in vigore le misure per preservare il capitale umano creato dalla rivoluzione”. Lo scopo sarebbe quello di evitare la fuga dei cervelli, che aspirerebbero a emigrare soprattutto negli Usa, dove viene garantita la cittadinanza ai cubani che riescono a raggiungerne il suolo e dove gli stipendi sono nettamente superiori a quelli dell’isola.

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La scelta di apertura del Governo cubano rientra nel piano di riforme controllate che Raul Castro sta portando avanti dal 2006, quando prese il potere del fratello Fidel.

L’insieme di liberalizzazioni varate dal regime – che finora hanno riguardato le compravendite immobiliari, le telecomunicazioni e le attività turistiche – mira a rafforzare l’economia dell’isola messa a dura prova dalla crisi, attirando gli investitori stranieri, e ad abbassare il livello di conflittualità sociale.

Non nutre però fiducia nella riforma la dissidente Yoani Sanchez, secondo cui “il diavolo si nasconde nei dettagli”. La nuova legge potrebbe infatti essere usata per evitare che a partire siano coloro che “organizzano o partecipano ad azioni che vengono considerate ostili dal governo dell’Avana”.

Beatrice Amorosi