MILANO, 16 OTTOBRE – Senso di oppressione e di libertà mancata, manipolata, è quello che Alessandro Sallusti sta vivendo in questo momento. Soprattutto dopo che l’avviso di carcerazione tarda ad arrivare, il direttore del Giornale richiede l’invio immediato “altrimenti commettono abuso d’ufficio e, fino a prova contraria, è un reato”, afferma.

I giochi per Sallusti non quadrano da quando la Commissione Giustizia del Senato ha deciso di dilungare i tempi di approvazione della pena, facendo passare da palazzo Madama il ddl sulla diffamazione, eppure giuravano “faremo in fretta”. Parole che Sallusti ricordava bene e ora ribatte.

“La politica ce l’ha con la classe dei giornalisti che ritiene nemica. Quello che mi preoccupa è l’ipocrisia di questa gente che a parole si dice liberale, ammette che questa legge del codice fascista venga rimossa ma poi fa di tutto per mantenerla. Di una politica così ipocrita e bugiarda c’è poco da fidarsi.”

La libertà ha i giorni contati o viceversa. Su questo Sallusti insiste e lotta a spada tratta per chi, secondo sue ipotesi, sta giocando sulla sua stessa pelle.

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“Chiedo di fare chiarezza, chiedo alle autorità competenti come mai ancora non ho ricevuto l’ordine di carcerazione. Qui qualcuno sta giocando sul mio caso per altri fini e altri scopi.

Il senatore del Pd, Gerardo D’ambrosio, prende la parola sul caso e mette in gioco la provvidenza.

Sallusti non va in galera neanche se bussa al portono di San Vittore. Se vuole andare in galera è libero di farlo ma al momento non ci sono le condizioni affinché questo accada.”

Il direttore, nel frattempo, non si affida né nelle mani della provvidenza né in quelle della politica. Sarà il fato a rivelare le carte che verranno giocate.

Rossella Assanti