GROSSETTO, 15 OTTOBRE – “In un Paese in cui nessuno fa mai quello che si è impegnato a fare, io mi sono dimesso e non ho chiesto incarichi.”

Parole dure, schiette, dirette, quelle di Walter Veltroni, ex sindaco di Roma e segretario del Pd. Parole che segnano l‘addio al Parlamento ma non alla politica.

“Non mi ricandiderò alle prossime elezioni politiche, ma rinunciare a fare il parlamentare non vuol dire rinunciare a fare politica. Continuerò ad impegnarmi in quello in cui ho sempre creduto: l’impegno civile e la battaglia dei valori sulla legalità.”

E’ chiaro e deciso, lui non molla la sua carriera politica. Il suo è un addio a metà.

Un “addio positivo”, come lui stesso annuncia, “Credo che in questo periodo la politica sia ai minimi livelli. La possibilità, e da parte mia il bisogno, di mandare un segnale positivo e dire che la politica può essere anche coerenza”.

Per chiunque si chiedesse se Matteo Renzi, sindaco di Firenze e candidato alle primarie, fosse la causa scatenante, Veltroni risponde con un secco “Non ha a che fare con Renzi.”

Quest’ultimo non assiste in silenzio.

[smartads]

Getta acqua al suo mulino con la speranza di non ritrovarsi come un Don Chisciotte.

Ma la consapevolezza che il suo trionfo, altro non sarebbe che un tallone d’Achille per il Pd, lo mette in carica e annuncia, riferendosi al ritiro di Veltroni: Sono sicuro che non sarà l’ultimo a fare questo passo. Oggi per me giornata tutta fiorentina.”

Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, tende a precisare: “La scelta di Veltroni è stata fatta con motivazioni che si possono solo apprezzare. Lui resterà sempre un protagonista”

Ma c’è chi ancora si ostina e tenta una richiesta di ripensamento, infatti il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, annuncia che: “Dovremmo convincere Veltroni a ripensarci.”

Che quella di Veltroni possa rivelarsi una “Furia francese e ritirata spagnola”?

Massimo Carota ci spera e azzarda un: “Veltroni presidente della repubblica.”

Rossella Assanti