ROMA, 12 OTTOBRE – “Considero positivo l’avvenuto superamento di una situazione che vedeva trascinarsi da tempo, senza risultato, discussioni tra i rappresentanti delle principali forze politiche”. Così Giorgio Napolitano commenta in una lettera indirizzata al presidente del Senato Schifani il sì arrivato ieri in Commissione Affari Costituzionali alla bozza di riforma della legge elettorale.

E Schifani, soddisfatto, risponde: “Mi ha fatto molto piacere ricevere questo autorevole apprezzamento dal capo dello Stato, che costituisce, tra l’altro, un ulteriore stimolo per fare sempre di più e meglio per l’interesse del Paese”.

Con 16 voti favorevoli contro 10 contrari le forze politiche del centro-destra e del Terzo Polo hanno approvato il disegno di riforma firmato dal referente Lucio Malan, che prevede il ritorno a un sistema proporzionale con preferenze.

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Scontento il segretario del Pd Bersani, contrario soprattutto all’ipotesi di attribuzione di un premio di maggioranza del 12,5%, per entrambe le camere su base nazionale, soltanto alla coalizione che raggiunga il 40% dei voti. E in effetti, ora come ora, risulta difficile che i democratici siano in grado di accaparrarsi questa percentuale, come mostrano recenti sondaggi, secondo cui Pd e Pdl non supererebbero insieme il 50%.

Si paventa dunque il rischio di ingovernabilità, data l’eccessiva frammentazione, e dunque la possibilità che si debba ricorrere a quel Monti-bis di cui ultimamente si fa tanto parlare.

Così Bersani fa affidamento su quella fazione anti-preferenze formatasi all’interno del Pdl, che potrebbe giocare un ruolo importante al momento della prossima votazione alla Camera.

E  assicura: “Noi stiamo lavorando con tutte le nostre forze perché la riforma si faccia garantendo la prospettiva della governabilità del Paese, la possibilità per i cittadini di scegliere i parlamentari e la parità di genere”.

Beatrice Amorosi