DAMASCO, 12 OTTOBRE – Prosegue a suon di bombe la tensione tra i due paesi del Medio Oriente. Oggi la Turchia ha inviato in missione due jet da combattimento al confine siriano, dopo che Damasco ha bombardato Azmarin, città al confine della Siria e in forte contrasto con il governo Assad.

Il governo turco invierà, inoltre, ulteriori aerei militari e carri armati lungo il proprio confine con la Siria.

Gli scontri tra le due fazioni siriane, ossia ribelli e truppe fedeli al regime di Bashar Al-Assad, sono causa di ingenti danni anche nel territorio turco, motivazione per cui il governo di quest’ultimo è divenuto intransigente nei confronti di Damasco.

Certamente la Russia non se ne starà  in disparte, finché c’è guerra c’è Putin.

Difatti le accuse rivolte alla Russia concerni la vendita di armi e munizioni al regime di Assad, si fanno più intense.

Lo scorso 10 Ottobre, le autorità di Ankara hanno sequestrato un aereo della Siryan Airlines, con 36 passeggeri a bordo, nel quale vi erano armi di fabbricazione russa.

[smartads]Mosca si dice “imbarazzata” e richiede la restituzione del materiale sequestrato.

Ma il gioco di Putin è un gioco facile, ad Aleppo e Homs il numero dei morti cresce, mancano le cure ma non le armi: stare dalla parte del genocidio vuol dire maggiore economia per la Russia. Donne e bambini fuggono sino ad attraversare il confine turco.

Si cerca una via per la vita nel bel mezzo della morte.

Rossella Assanti