MILANO, 11 OTTOBRE – Sono ore complicate per Roberto Formigoni e per l’intero consiglio regionale lombardo, travolti dall’ultimo, l’ennesimo, scandalo: l’arresto del consigliere Pdl Zambetti, accusato di aver comprato i voti della mafia.

ALFANO & MARONI

Gli incontri a Roma con Angelino Alfano e Roberto Maroni non hanno dato i frutti sperati, i due uomini forti della vecchia alleanza di centrodestra hanno convocato il Presidente Formigoni a Roma e lo hanno ‘invitato’ a un cambio di rotta deciso: si starebbe discutendo di un azzeramento totale della giunta. Nelle stesse ore di complicate trattative in Via dell’Umiltà (sede romana del Pdl) gli assessori regionali della Lega Nord rassegnavano le dimissioni da tutti gli incarichi regionali, bloccando di fatto i lavori in Regione.

IL LATINO

Simul stabunt simul cadent”. Ha scelto il latino Roberto Formigoni per un commento laconico al gesto forte dei rappresentanti leghisti in consiglio regionale, forse per esorcizzare i celti. Il concetto però è chiaro, anche in italiano: se cade la Lombardia, tutte le regioni del nord legate dal patto politico tra i due partiti, devono tornare al voto.

[smartads]

Il governatore della Lombardia ha infatti proseguito, spiegando il suo pensiero a Maurizio Belpietro: “Il patto è uno solo, se qualcuno lo rompe da una parte lo rompe dappertutto. Spetta a loro decidere se vogliono far cadere le tre Giunte oppure se vogliono continuare a discutere insieme su quello che si più opportuno fare. Se invece la Lega intende continuare a condividere questo patto politico decideremo insieme il da farsi e anche in questo caso e anche in questo caso la mia volontà è molto netta: o Giunta nuova o si va ad elezioni”.

MATTEO SALVINI  

Secca la replica a stretto giro di posta del segretario lombardo del Carroccio, Matteo Salvini, che affida a Facebook il suo pensiero: “Fossi Formigoni mi occuperei solo della nostra Lombardia, penso che Veneto e Piemonte possono e vogliono gestirsi da soli, senza “padrini””. E ancora: “Si azzeri tutto e si riparta, con pochi uomini e pochi progetti concreti fino a elezioni”.

Simone De Rosas