MILANO, 11 OTTOBRE – E’ stato arrestato questa mattina a Milano, per ordine del pm Giuseppe D’Amico, Domenico Zambetti, assessore pidiellino della giunta Formigoni. Le accuse sono gravissime: voto di scambio, corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. I carabinieri hanno definito l’operazione “senza precedenti”.

I fatti risalgono al 2010, anno delle regionali in Lombardia, quando Zambetti fu eletto con 11.217 preferenze. Peccato che, di queste, 4000 le abbia comprate alla ‘ndrangheta, pagando circa 50 euro a voto.

In totale la cifra corrisposta ai clan calabresi in cambio del pacchetto di voti sicuri ammonterebbe a 200mila euro, destinati a Giuseppe D’Agostino, gestore di locale notturni, ed Eugenio Costantino, imprenditore, rispettivamente referenti delle cosche Morabito-Bruzzaniti e Mancuso.

Secondo la ricostruzione dei fatti, Costantino avrebbe presentato a Zambetti il detenuto D’Agostino e da quel momento l’assessore sarebbe stato costretto ad accettare le condizioni poste dai due clan, tra cui l’assunzione all’Aler, ex istituto di case popolari, di Teresa Costantino, consigliera comunale del Pdl a Sedriano.

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Ma Zambetti non è l’unico indagato che si aggiunge alla lista degli ormai 13 esponenti della giunta Formigoni sotto inchiesta dal 2010 ad oggi, tra cui il presidente stesso, accusato di corruzione aggravata con i faccendieri Simone e Daccò. In tutto sono 20 le persone arrestate, di cui 19 si trovano ora in carcere e una agli arresti domiciliari.

In manette anche Ambrogio Crespi, fratello minore di Luigi, ex sondaggista di Berlusconi, che avrebbe raccolto voti nella periferia milanese grazie ai suoi contatti con la malavita organizzata.

Accanto al nome dell’assessore spunta poi quello di Sara Giudice, l’ex esponente del Pdl schieratasi contro la Minetti. Anche lei avrebbe usufruito dei voti comprati, ma, a quanto pare, a sua insaputa. Della contrattazione si sarebbe infatti occupato il padre Vincenzo, ex consigliere comunale del Pdl, che avrebbe promesso in cambio alla ‘ndrangheta appalti in Calabria, sfruttando la propria posizione al vertice di una società partecipata del Comune di Milano.

Beatrice Amorosi