MINGORA (PAKISTAN), 11 OTTOBRE – E’ fuori pericolo Malala Yousafzai, la giovanissima attivista pakistana che ieri è stata colpita alla testa da un talebano.

La ragazzina, di soli 14 anni, ha infatti superato la lunga notte trascorsa in terapia intensiva all’ospedale militare di Peshawar, dove ieri era stata trasportata d’urgenza in elicottero. Secondo quanto riferisce Dawn News, i chirurghi sono riusciti ad estrarre la pallottola conficcata nel collo e ora Malala sarebbe fuori pericolo di vita.

L’attacco, avvenuto all’uscita della ragazza da scuola, sarebbe stato compiuto da un uomo con la barba, che avrebbe chiamato Malala per nome prima di spararle.

La conferma è arrivata a breve da parte del Movimento dei talebani del Pakistan, gruppo legato ad Al Qaeda, che ha rivendicato l’attentato: “L’abbiamo attaccata perché diffondeva idee laiche fra i giovani e faceva propaganda contro di noi. Oltretutto, considerava Obama il suo idolo”. Poi la minaccia: “E’ una ragazza dalla mentalità occidentale che passa il tempo a denunciarci, chiunque criticherà i talebani subirà la stessa sorte”.

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Malala non è infatti una ragazza qualsiasi, ma una studentessa nota in tutto il mondo per aver denunciato, all’età di soli 11 anni, le atrocità commesse dai talebani sugli abitanti della Swat Valley, regione al confine con l’Afghanistan occupata dai militanti dal 2007 al 2009, quando la zona fu poi riconquistata dall’esercito pakistano.

In seguito alla pubblicazione di un diario in urdu scritto per la Bbc sotto lo pseudonimo Gul Makai, in cui Malala condannava i crimini commessi dagli occupanti talebani, tra cui l’incendio di alcune scuole per ragazze, la ragazzina ricevette il premio nazionale per la pace e l’anno seguente fu candidata al Premio internazionale per l’infanzia assegnato dalla fondazione olandese Kid Rights.

Beatrice Amorosi