TORINO, 3 OTTOBRE –  Nel secondo turno di andata dei gironi di Champions League, la Juventus campione d’ Italia limita i danni contro l’ arrembante corazzata ucraina allenata da una vecchia conoscenza del calcio italiano, Mr. Lucescu (colui che fece esordire in serie A col Brescia, un certo Andrea Pirlo di appena sedici anni).

La squadra bianconera, abituata a vincere, è uscita dal campo rosicando – ma tutto sommato poteva andare peggio. Tolte le parate di superGigi Buffon, il migliore tra i suoi con un 7 in pagella (insieme al compagno di difesa Bonucci, autore di uno splendido gol all’ incrocio che è valso ai bianconeri il punto del pareggio), di Juve si è visto ben poco. Matri e Vucinic inesistenti (voto 5), Pirlo in ripresa ma ancora lontanissimo dal Pirlo mondiale (5,5), e un Giovinco con poco tempo a disposizione per confermare la veridicità di quel soprannome, “la formica atomica”, che qualcuno, a Parma, gli aveva affibbiato (entrato al ’60, S.V).

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Vero anche, che lo Shakhtar Donestk, ottimamente messo in campo da mr. Lucescu, non ha subito alcuna inibizione di sorta e  ha giocato una splendida partita a viso scoperto, mantenendo il possesso di palla e attaccando con numerosi affondi la retroguardia juventina. Ottime le prestazioni del trio là davanti, tutto brasiliano, dello Shakhtar: Luiz Adriano, Alex Texeira (autore del gol per il vantaggio momentaneo della formazione ucraina) e soprattutto Willian. Giovane talentuoso, elegante quanto basta per incantare, e soprattutto efficace ogni volta che tocca la palla. Sfortunatissimo in tre occasioni (la prima fuori di qualche millimetro, la seconda colpisce il palo esterno, e la terza, nei minuti di recupero, finisce sulla traversa).

Da segnalare il clima surreale in cui si è svolta la partita. Metà dello Juventus Stadium era vuoto a  causa  dello sciopero della curva e del costo dei biglietti, secondo alcuni tifosi, troppo elevato. Alla prima della Juve a Torino in Champions, dopo tanti anni coatti, spesi dalla società bianconera per ricostruire fama e dignità, non ci si attendeva di certo uno scenario così sconfortante e,a tratti, imbarazzante.

Lorenzo Battaglia