MONTELUPONE, 3 OTTOBRE – L’unico responsabile dei coniugi Marconi è Alimi Abdul, 28 anni, macedone, sposato e da tempo residente in Italia. Ha confessato. Dopo ore di interrogatorio è crollato.

Ai carabinieri del nucleo investigativo di Macerata ha raccontato di aver “fatto tutto da solo”, smentendo le accuse che aveva mosso nei confronti del suo coinquilino, macedone anch’egli, negli istanti immediatamente successivi all’accaduto.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, grazie alle numerose testimonianze degli abitanti di Montelupone, l’assassino ha trascorso la serata di sabato in alcuni bar della cittadina e nella notte, ubriaco e sotto l’effetto di cocaina, prende lo scooter dell’amico dirigendosi verso le campagne di Montelupone. Obiettivo case isolate, racimolare qualche euro.

E’ quasi l’alba quando giunge d’innanzi alla casa degli anziani coniugi Marconi. Citofona e riesce a farsi aprire, l’assassino ha con sé un coltello, la prima a cadere sotto la sua ferocia è la donna, nonostante abbia tentanto di rifugiarsi in cantina, poi il marito colpito alle spalle.

Abdul prende tutto quello che gli capita sotto gli occhi e scappa, lasciando dietro di sé numerose tracce.

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Riprende lo scooter, si allontana, si ferma in un casolare non molto distante. Qui si toglie gli indumenti sporchi di sangue, ritorna a casa dalla moglie, dorme qualche ora.

Domenica mattina è di nuovo in centro città, non è ubriaco, non è sotto l’effetto della coca.  Ancora una volta è nei bar che aveva frequentato qualche ora prima, sorseggia il suo aperitivo, conversa con un amico.

Sembra tutto normale, è tutto normale, per lui. La sua giornata prosegue tranquilla, tutti in paese parlano della tragedia, la notizia si è ormai diffusa, lui ascolta, senza commentare.

Va a pranzo. Al ristorante, mangia e beve in compagnia dell’amico. E’ una giornata come tante per Abdul, non è successo niente.

Annamaria Di Biase