ROMA, 3 OTTOBRE – “Non ho paura del carcere, sono un uomo forte e mi sento innocente. Non credo che troverò gente peggiore di quella che ho frequentato in Regione e nel partito”.

Dichiarava questo, ieri, Franco Fiorito, ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, dopo l’arresto per peculato e il trasferimento nel carcere romano di Regina Coeli in custodia cautelare per pericolo di fuga, reiterazione del reato e inquinamento delle prove.

Stando a quanto riferito dai suoi legali questa mattina, pare proprio che Fiorito, almeno per ora, stia sopportando bene il soggiorno in carcere senza accusare il brusco allontanamento dalle sue abituali e lussuose residenze: l’appartamento ai Parioli o la villa al Circeo del valore di 800mila euro.

Nel reparto riservato ai nuovi detenuti, Franco Fiorito ieri sera ha mantenuto un certo buonumore, ha guardato la televisione e sorseggiato lattine di coca cola.

Si è innervosito però quando ha sentito per televisione alcune notizie sulla vicenda che lo ha portato all’arresto per appropriazione indebita di un milione e trecentomila euro di fondi pubblici destinati al Pdl, partito di cui era capogruppo alla Regione Lazio fino al recente scandalo che ha portato alle dimissioni della presidente Renata Polverini e allo scioglimento del consiglio.

A parte questo breve episodio di stizza, la notte è passata serenamente e questa mattina “er Batman” ha fatto colazione con latte, caffè e fette biscottate.

LE CONTROMOSSE DEI LEGALI DI FIORITO – Fiorito è tranquillo, anche perché sa che la squadra dei suoi legali, capeggiata dall’avvocato Carlo Taormina, sta studiando tutte le strategie per dimostrare la sua innocenza e tirarlo fuori di galera.

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Al proposito, proprio Taormina ha dichiarato stamattina a Tgcom24 che, dopo l’interrogatorio di garanzia che si terrà domani, presenterà un’istanza di scarcerazione al giudice del Riesame.

L’avvocato infatti sostiene che non sussista il reato di peculato (nel caso specifico per appropriazione indebita di denaro pubblico), poiché, quando i soldi pubblici entrano nelle casse dei partiti, che sono associazioni private, diventano a loro volta privati.

Guardando ai fatti da questo punto di vista, secondo Taormina sussisterebbe il reato di appropriazione indebita ma non di peculato: quest’ultimo comporta l’arresto ma il primo no, Fiorito dovrebbe quindi essere scarcerato.

Questa mattina a Regina Coeli, Fiorito e Taormina hanno avuto un incontro di tre ore proprio per approfondire al meglio tutte le questioni che domani saranno poste all’attenzione del tribunale del Riesame per annullare l’ordinanza di custodia cautelare.

La battaglia di Franco Fiorito, comunque, non si fermerà qui.

Taormina ha fatto intendere che il caso singolo del suo assistito potrebbe aprire un vaso di Pandora dal quale uscirebbero molti nomi e molto importanti: «I vertici del Pdl stiano attenti perché i contributi regionali a volte tracimano: oltre ad essere utilizzati per spese regionali vanno altrove, anzi, ovunque all’interno di un partito».

L’INCHIESTA CONTINUA – L’inchiesta sull’appropriazione selvaggia dei fondi pubblici del Pdl intanto prosegue.

Il procuratore aggiunto Alberto Caperna, il sostituto procuratore Alberto Pioletti e gli uomini della Guardia di Finanza stanno cercando i complici di “er Batman” e svolgendo accertamenti su ulteriori 4 milioni e 600mila euro movimentati negli ultimi anni da Fiorito.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti i due ex responsabili della segreteria Bruno Galassi e Pierluigi Boschi, nei confronti dei quali però non sono ancora stati presi provvedimenti perché non sono ancora state trovate prove di arricchimento “personale”.

Se queste prove si dovessero trovare l’appropriazione indebita arriverebbe a 6 milioni di euro.

Ilaria Facchini