PORTO VIRO, 3 OTTOBRE – Trenta secondi separano la vita dalla morte. Le telecamere che vigilano sulla caserma di Porto Viro, hanno registrato la tragedia. Un video che non ha voce, solo un susseguirsi di immagini a colori: la morte arriva in silenzio e alle spalle.

Il comandante Antonio Zingale era intento a pulire gli interni della sua auto, la moglie, Ginetta Giraldo, non è ancora visibile nel video.

Alle spalle del comandante arriva Renato Addario, in divisa dal momento che avrebbe dovuto fare da piantone alla caserma, alza la pistola, la punta alla nuca del comandante e, senza esitare, gli spara.

L’uomo si accascia a terra, la moglie avendo sentito probabilmente lo sparo, arriva di corsa sperando che l’immaginazione non sia concordante alla realtà. Ma è peggio.

Addario ha la pistola al suo fianco, la donna le chiede sconvolta qualcosa che nel video non è possibile ascoltare, l’appuntato cerca forse di consolarla, di darle conforto lo stesso che risulterà impossibile darle dinanzi ad una tragedia non ancora portata a termine.

Alza la pistola e spara alla moglie del comandante, dopo che questa aveva fatto qualche passo avanti per superarlo e accorrere alla tragedia. Sono attimi di follia, dell’uomo che sfida la vita e fa vincere la morte.

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IL POSSIBILE MOVENTE – Si cercano ipotesi razionali per un gesto così irrazionale. L’unica al momento plausibile è che, nonostante 14 anni di carriera trascorsa fianco a fianco, tra Addario e Zingale ci fossero dei precedenti, delle discussioni rimaste in sospeso.

Sebbene i due caratteri distinti, nessuno tra i militari della caserma avrebbe notato nulla di strano o riconducibile al duplice omicidio-suicidio.

Gli investigatori, coordinati dal pm rodigino Stefano Longhi, stanno aprendo ogni pista pur di scoprire cosa ci fosse dietro quell’atto. Certo è che, probabilmente, non era prestabilita la morte di Ginetta Giraldo. Forse sarebbe solo stata una voce scomoda, una spettatrice indesiderata ad uno spettacolo altrettanto inaccetto.

“Lo abbiamo visto lunedì mattina, è venuto in caserma, accompagnato da altri cinque carabinieri, per chiedere una password utile al loro lavoro. Sembrava sereno, gioviale. Abbiamo anche scherzato, facendo qualche battuta, proprio con lui”. Lo descrivono sereno i suoi colleghi.

La violenza di un uomo può celarsi a tal punto da sembrare serenità?

AUTOPSIA E FUNERALI – La tragedia ha colpito due famiglie ora mutilate, famiglie che devono ancora essere interrogate dal magistrato. Forse potrebbero rivelare questioni sorte tra i due, non al corrente dai loro colleghi di lavoro.

Dopo l’autopsia sui tre corpi, si procederà con i funerali probabilmente entro fine settimana.

Un lenzuolo bianco è stato steso sui corpi, ma le tragedie non possono essere celate.

Rossella Assanti