L'abc del decreto Ilva: riconosciuta la zona industriale di Taranto come area in situazione di crisi

TARANTO, 3 OTTOBRE  – Il Senato, con 247 sì e 20 no, ha approvato in via definitiva il decreto sull’ Ilva. Il provvedimento che reca disposizioni urgenti per il risanamento ambientale e la riqualificazione del territorio di Taranto, è convertito definitivamente in legge. Solo la Lega ha votato contro.

LA PROTESTA DEL 27 SETTEMBRE – Alta tensione a Taranto, dove la protesta dei lavoratori dell’Ilva ha ormai raggiunto i livelli di guardia, soprattutto dopo che il gip Patrizia Todisco ha bocciato il piano aziendale di risanamento e si è opposta  alla richiesta di poter continuare, seppur al minimo, la produzione.

Circa 4mila operai hanno aderito allo sciopero indetto da Cisl e Uil, bloccando sia la statale Appia,vicino alla direzione dello stabilimento, che la statale Jonica. Il clima di tensione intorno a questa manifestazione è stato acuito dai contrasti sindacali interni alla stessa protesta: hanno partecipato allo sciopero solo Fim e Uilm, i rami metalmeccanici rispettivamente di Cisl e Uil, mentre si è astenuta la Fiom Cgil, che per bocca del segretario nazionale, Maurizio Landini, ha criticato questa decisione: «Ci sono delle ambiguità» ha spiegato Landini a Radio 24. «Avevo proposto alle altre organizzazioni sindacali di fare assieme le assemblee dei lavoratori, invece che proclamare uno sciopero. Hanno detto di no. Così c’è il rischio di fare uno sciopero inutile che contesta le scelte della magistratura. Tra l’altro Fim e Uil nei loro comunicati dicono cose diverse». D’altronde, la stessa Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ha ammesso che «il piano presentato dall’azienda si mostra insufficiente per garantire un’effettiva ambientalizzazione dell’impianto»

Fim e Uil, dal canto loro, hanno voluto chiarire che lo sciopero non è contro la magistratura, ma intende rivendicare un programma che garantisca compatibilità fra risanamento ambientale degli impianti e tutela del lavoro.
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Intanto l’acciaieria continua a rimanere bloccata, ma non certo abbandonata dai suoi lavoratori. Imitando i loro colleghi dell’Alcoa, nove operai sono saliti sulla torre di smistamento dell’Altoforno 5, alto 70 metri, il più grande d’Europa, dove hanno trascorso la notte. «Non scendiamo: siamo padri disperati, con mutui da pagare» gridano i lavoratori, che hanno cominciato uno sciopero della fame.

IL DESTINO DELL’ILVA – Ad ogni modo, l’Ilva presenterà ricorso, a confermarlo il presidente Bruno Ferrante ai microfoni di Telenorba. Ferrante ha definito la decisione del gip «molto dura» e ha spiegato che il piano di investimenti della società siderurgica prevede un primo esborso di 400 milioni di euro, troppo pochi secondo il gip. Il presidente, però, ha aggiunto che successivi investimenti sarebbero stati effettuati a seguito di determinate certezze normative.

A sostegno delle ragioni dell’Ilva ha parlato anche il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, a margine di un incontro nella sede del Wwf a Roma: «Stiamo lavorando affinché l’Ilva continui a produrre in condizioni di sicurezza per l’ambiente e la salute» ha dichiarato a Repubblica il ministro, il quale ha garantito che domani saranno pronte le disposizioni della nuova Autorizzazione Integrale Ambientale (Aia), ossia gli standard ambientali che l’azienda dovrà rispettare per continuare a produrre. Sull’Aia si è espresso favorevolmente anche Nichi Vendola, governatore della Puglia: «È l’occasione per fare un salto nel futuro». Il leader di Sel, però, bacchetta il ministro dell’Ambiente: «Il punto non è chiudere in fretta l’Aia, per salvare l’Ilva. Noi dobbiamo salvare l’Ilva ambientalizzata in maniera radicale e salvare le domande di vita della città di Taranto che sono domande di salute, di ambientalizzazione e di lavoro insieme. Non si può immaginare che siamo al conflitto tra lavoro e ambiente».

Giovani Gaeta