MILANO, 3 SETTEMBRE – La prima volta di Lele Mora. L’ex manager dello spettacolo si è presentato all’udienza del processo sul caso Ruby, tenutasi nell’aula della quinta sezione penale di Milano. Uscito dal carcere il 1 agosto scorso, dopo aver patteggiato una condanna a 4 anni e tre mesi per la bancarotta della sua Lm Management, Mora ha assistito per la prima volta ad un’udienza del Ruby bis, in cui è imputato assieme a Nicole Minetti ed Emilio Fede per favoreggiamento e induzione alla prostituzione.

«Da questo processo mi aspetto di essere assolto. Io da Arcore me ne andavo dopo cena e non ho mai visto toccamenti o travestimenti» ha rivelato l’ex talent scout, che ha espresso la sua fiducia anche sull’assoluzione di Silvio Berlusconi: «Credo proprio che sia innocente. Il bunga-bunga è solo una barzelletta».

Oltre a Mora, anche Nicole Minetti era presenta all’udienza. Tra i due co-imputati, però, c’è stata molta freddezza, tanto che, a parte un rapido saluto, non si sono né parlati, né guardati. L’ex manager, tuttavia, ha spiegato che alla base dell’indifferenza non c’è il rancore: «Lei non è una mia amica, è una ragazza che conosco».

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L’ultimo elemento della “triade del Ruby-bis”, Emilio Fede ha puntato il dito contro il brigadiere capo, Luigi Sorrentino, scorta dell’ex direttore del Tg4 per tre anni: «Sorrentino ha riferito particolari che non soltanto non corrispondono alla verità, ma violano gravemente la privacy. La sua testimonianza prova come, anzichè alla mia tutela, il Sorrentino si faceva carico di sapere quante ragazze partecipavano alla cena, di che colore erano vestite, di quale possibile somiglianza una di loro poteva avere con Ruby. Perfino se indossavano oppure no biancheria intima. Domanda legittima: era carabiniere che doveva occuparsi della mia vita, o 007 al servizio di non si sa chi?».

Anche Mohammed el Mahroug, il padre della ragazza marocchina, ha fornito la sua testimonianza, in particolare sul “carattere” della figlia, definendola una ragazza ribelle: «Voleva solo i soldi. Siamo povera gente. Io volevo che lei vivesse dignitosamente, che studiasse e avesse un lavoro, che vivesse a casa con noi. Solo una volta mi ha dato dei soldi, 500 euro». Nel dubbio Mahroug ha confermato, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, di non aver alcun legame con Mubarak. Il padre di Ruby, però, rischia l’incriminazione di falsa testimonianza: l’uomo ha negato a più riprese di essere stato a conoscenza della relazione tra sua figlia e l’ex premier, ma una telefonata del 20 settembre 2010 tra lui e la figlia, mentre la madre era stata chiamata dagli investigatori, sembrerebbe smentire la sua versione.

Chi , invece, stamani non si è presentato in aula è stato Luca Risso, il compagno di Ruby. Tramite certificato medico, il ragazzo ha imputato la sua assenza ad un attacco di bronchite. Sfortunatamente per lui, la visita fiscale disposta dai giudici , ha accertato che Risso ha sì una tracheo-bronchite, ma che questa non può essere considerata un impedimento tale da non permettergli presentarsi per testimoniare. Su richiesta del pm milanese Antonio Sangermano, il presidente del collegio, Annamaria Gatto, ha inflitto a Risso una multa di 500 euro e disposto l’accompagnamento coatto per la prossima udienza.

Giovanni Gaeta