BOLOGNA, 27 SETTEMBRE – “Siamo tutti Sallusti” dice il segretario generale della federazione nazionale della stampa. Mi sento di condividere. Sebbene Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale che ci scuserà, non sia esattamente un simpaticone, sapere che dovrà varcare le porte del carcere per la pubblicazione di un articolo su un giornale da lui diretto è un fatto che lascia tutti esterrefatti. Compreso chi scrive.

Nel Paese degli impuniti non è umanamente o eticamente accettabile che il direttore di un quotidiano finisca in carcere per aver espresso, liberamente, un’opinione.

Certo, chi conosce la vicenda, chi ricorda l’articolo incriminato, sa bene che non si tratta di una vicenda semplice, di un articolo banale, forse anche di un’opinione condivisibile, ma talvolta il direttore di un giornale deve assumersi questa responsabilità, è questo che gli si chiede.
[smartads]

E’ indubbio che abbia commesso un reato, “diffamazione aggravata” per l’appunto, ma la restrizione della libertà personale è un fatto di una gravità inaccettabile e un’intimidazione tutt’altro che velata all’intero mondo del giornalismo. Entro trenta giorni quindi per il direttore de Il Giornale, che già stasera ha rassegnato le dimissioni al proprio editore, si apriranno le porte del carcere. Lui stesso ha dichiarato oggi alla trasmissione Pomeriggio 5 che non chiederà misure alternative alla carcerazione. E anche in merito alla richiesta di grazia che potrebbe inoltrare al Presidente della Repubblica ha commentato a Tgcom24: “Chiedere la grazia? Bisogna essere coerenti. La grazia la chiede uno che sa di aver sbagliato e chiede perdono allo Stato. Io sono convinto di non meritare quella sentenza, quindi perché dovrei chiedere scusa di un reato che non ho commesso?”. “Mi sentirei molto in imbarazzo – ha aggiunto – a chiedere la grazia. Poi, certo, bisognerà vedere cosa succederà sulla porta del carcere. Non so cosa può passare nella mente di un uomo in quel momento. Adesso dico di no, poi non si sa cosa può accadere”.

RICAPITOLIAMO

Per chi avesse dimenticato la vicenda è necessario risalire al febbraio del 2007, quando una sentenza del tribunale di Torino acconsentì all’aborto assistito di una minore. La ragazzina tredicenne, a causa di quella situazione (gravidanza compresa), finì in una clinica psichiatrica. Fu un argomento molto dibattuto in quei mesi, su tutti i giornali.

L’inviato di Libero, allora diretto da Sallusti, era Andrea Monticone, oggi imputato insieme a  Sallusti (per lui però la Cassazione ha ordinato il rinvio alla corte di Appello ndr). Monticone scrisse per il quotidiano una dettagliata cronaca dei fatti alla quale venne affiancato un ‘corsivo’ firmato con lo pseudonimo “Dreyfus”. In quel commento, secondo la Suprema Corte scritto proprio da Alessandro Sallusti, ci sarebbe la diffamazione aggravata ai danni del giudice Giuseppe Cocilovo, reo di aver pronunciato la sentenza. Ecco le frasi incriminate tratte da Libero: “e ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice”.

Oggi l’epilogo della vicenda con la conferma della condanna a 14 mesi di reclusione senza possibilità di condizionale per Sallusti.

LE REAZIONI

Non si sono fatte attendere le reazioni dello stesso Sallusti e della sua compagna Daniela Santanchè. Il direttore de Il Giornale ha commentato laconico: “Domani farò il titolo più semplice della mia vita ‘Sallusti va in galera’”. Molto più estrema, come nel suo stile, Daniela Santanchè che ha sentenziato all’Adnkronos: “Questo paese fa schifo e spero che gli italiani se ne rendano conto, aprano gli occhi e scendano in piazza perché abbiamo davvero raschiato il fondo”. Dura anche la presa di posizione dell’Fnsi che ha convocato immediatamente la Giunta esecutiva. All’ordine del giorno ci saranno le iniziative da prendere nei confronti di questa decisione della Cassazione, si va dalla pubblicazione di articoli e servizi tv senza ‘firma’, fino a una giornata di sciopero totale. Staremo a vedere.

Simone De Rosas