BOLOGNA, 25 SETTEMBRE – Sembravano essere stati colpiti da una strana maledizione che gli impediva di esibirsi: il concerto di giugno rimandato a causa della morte di uno dei loro nell’incidente del crollo del palco a Toronto, poi quello rimandato a Bologna per paura del terremoto a luglio, lo slittare di tutte le date successive, avevamo proprio perso le speranze. Invece, forse muniti di aglio e cornicelli, ce l’hanno fatta Thom York e i suoi.

Dopo la Svizzera sono sbarcati in Italia, prima a Roma il 22 settembre per il “Rock in Roma” all’Ippodromo delle Capannelle, poi a Firenze il 23, Parco delle Cascine ed ora, finalmente, sono giunti a Bologna e che importa che ad accoglierli non sia Piazza Maggiore (pericolante), i Radiohead, udite udite, si sono esibiti, stasera 25 settembre alle 21 e 30, all’arena del Parco Nord.

La rock-band inglese, proveniente da Oxfordshire, è una delle band più amate del mondo. Costituitasi nel 1985, è all’ottavo album e ha venduto più di 30 milioni di dischi. Dopo un inizio non proprio da standing ovation, con “creep” (1992), primo singolo che non ebbe un immediato successo, hanno spiccato il volo con l’uscita del terzo album, “Ok Computer” del ’97, il cui tema ricorrente è l’alienazionemoderna e saliti in vetta, con gli album successivi “Kid A” (del 2000) e Amnesiac (nel 2001), una miscela di free-jazz ed elettronica. “Hail To The Tief” nel 2003 e poi quattro anni di silenzio dal quale nasce, forte e vigoroso, “In Raimbows”. Nel 2011 è il turno di the King of Limbs” dal quale è estratto “Lotus Flowers” , quasi sicuramente in scaletta stasera insieme ad altri brani cult.

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Testi criptici, a volte quasi impenetrabili, evocativi ma ineffabili, avvolti in un alone di romantico e malinconico disagio, esistenziale e sociale;aspetto che forse, più di tutti, ha coinvolto i giovani ventenni, ma non solo, affetti da un irrimediabile senso di nichilismo. Thom York alla voce, Jonny Greenwood alla chitarra, Ed O’Brien alla chitarra ritmica, Colin Greenwood al basso ePhil Selway alla batteria e Clive Deamer, secondo batterista, ci offriranno uno spettacolo indimenticabile con un’imponente scenografia composta da 12 schermi mobili e un muro luminoso fatto di bottiglie di plastica riciclate che amplificano i giochi di luce e numerosi rimandi alla tematica, tanto cara alla band sulla quale si incentrerà lo show, ovvero la campagna avviata da Greenpeace Save the artic contro la pesca industriale intorno al Polo Nord e la salvaguardia dell’Orso Bianco destinato a sparire con lo scioglimento dei ghiacciai.

Ad aprire il concerto, Daniel Victor Snait, dj, musicista e compositore che si è presentato dal vivo con quattro accompagnatori. Atmosfera surreale stasera in quel di Bologna, ma non si perdesse d’animo chi ha saltato Roma, Firenze e anche Bologna, i Radiohead, saluteranno l’Italia domani sera a Codroipo (Udine).

Marilena Felice