ROMA, 25 SETTEMBRE – Piove ancora, e forte, sul bagnato della politica italiana. E’ di oggi la notizia dell’arresto del direttore dell’ufficio postale del Senato per spaccio di cocaina.

D’accordo, si dirà che tal Orlando Ranaldi da Olevano non è un politico né tantomeno un dipendente dello Stato, ma non si può far finta di nulla. In fin dei conti trattasi pur sempre di uno spacciatore che fino a questa mattina aveva libero accesso a Palazzo Madama e conosceva personalmente molti parlamentari italiani. Bene ha fatto il questore Paolo Franco della Lega Nord ha segnalare l’accaduto come un fatto non derubricabile a mera fatalità, “Siamo esterrefatti anche se non è un dipendente del Senato ma è stato mandato dalle Poste a lavorare qui“. Da un dipendente del Senato è lecito aspettarsi qualcosa di meglio. Ma si sa, il vento della politica italiana ora gira così.

Sono state molte le reazioni, come comprensibile, dei parlamentari che giornalmente avevano rapporti più o meno diretti con Ranaldi, e c’è perfino chi ha chiesto il controllo antidroga a Palazzo Madama per spazzare via il sospetto che Ranaldi spacciasse all’interno del Senato. I carabinieri del nucleo di Colleferro hanno però subito voluto sottolineare come non si sia resa necessaria neanche la perquisizione all’ufficio postale del Senato poiché dall’attività investigativa non è emerso nessun dettaglio che faccia pensare a una attività illecita all’interno del Senato.

L’ARRESTO

[smartads]

Orlando Ranaldi, 53 anni, è stato arrestato per spaccio questa mattina nella sua abitazione romana, al termine  di una lunga indagine durata sette mesi. Il direttore delle Poste del Senato, originario di Olevano Romano, è stato fermato insieme ad altre dieci persone, quattro finite agli arresti domiciliari, le altre tradotte nel carcere di Regina Coeli. Stando alle ipotesi investigative Ranaldi sarebbe il braccio destro di un boss della droga albanese attivo a Roma e avrebbe gestito, con altri, lo spaccio, in particolare di cocaina, nella zona sud di Roma.

IL PATRIOTA

E se il ‘buon’ Fiorito dichiara a InOnda che sì, c’era anche lui vent’anni fa di fronte all’hotel Raphael a lanciare monetine a Bettino Craxi, Orlando Ranaldi non poteva certo farsi mancare una buona di patriottismo all’italiana. Una sorta di contrappasso al contrario. Dal suo pulpito indubbiamente privilegiato di “amico” di alcuni parlamentari, non risparmiava critiche, anche aspre, alla mala-politica. Nei giorni scorsi su twitter scriveva: “Continua la fuoriuscita di volgarità e arroganza dalla politica che non viene scelta dai cittadini!“, destinatario dell’accorato e patriottico messaggio, il deputato pd Mario Adinolfi. E ancora, riferendosi all’Api Riccardo Milana: “I cervelli in Italia li abbiamo sempre avuti, diamo loro credibilità e sostegno!“. Pontificava sul cambiamento necessario in politica: “cambiare davvero, con la testa e con il cuore! E senza il portafoglio. Basta gargarozzoni e musicanti!“. Tiratina d’orecchie anche al leader Idv Antonio Di Pietro: “Ma io dico: Di Pietro che ci azzecca con il parlamento? E’ parte quando incassa, è giudice quando chiede!“. E se lo dice lui.