ROMA, 24 SETTEMBRE – Dimissioni subito, anzi no, o forse sì. La governatrice del Lazio, Renata Polverini, non sa davvero cosa fare.

Sulle prime, travolta in pieno dallo scandalo dei fondi pubblici del Pdl per il consiglio regionale, aveva deciso di farla finita: incalzata dalle accuse dell’ex capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Franco “Batman” Fiorito, e dalla lettera di dimissioni dei consiglieri regionali di Pd e Sel, volte a far cadere la Giunta, era pronta a lasciare l’incarico di Presidente della Regione. La Polverini ha incontrato ieri il premier Mario Monti per chiedere un consiglio su come affrontare gli eventi: «Ho chiesto al presidente del Consiglio, Mario Monti, un breve incontro per informarlo della situazione che si è verificata in Regione. Mi sembrava corretto farlo considerato che il Lazio è una realtà certamente non marginale sotto il profilo economico e istituzionale del nostro Paese». Da Palazzo Chigi, quindi, la Governatrice sembrava uscita con l’idea di rassegnare le dimissioni. Una telefonata di Silvio Berlusconi e l’incontro di oggi alla Camera con il segretario del Pdl, Angelino Alfano, però, le avrebbero fatto cambiare idea, spingendola a rimanere al suo posto almeno fino all’approvazione in Regione dei tagli da lei stessa predisposti.

I nervi della Polverini sono a pezzi, come testimonia il suo sfogo ad Alfano: «La misura è colma. Non ci sto a farmi sparare addosso, a farmi umiliare per colpe che non ho. Sono sempre pronta a lasciare» .

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In più, l’Udc di Pierferdinando Casini non sembrava propenso a partecipare al repulisti auspicato dall’opposizione al Pdl laziale e propugnata in primis dal Partito Democratico: «La polemica del Pd mi fa scappare da ridere e da piangere. Si sono accorti ora che ci sono sprechi?». L’adesione dei consiglieri regionali Udc è vitale per i propositi di piazza pulita del Pd: anche se si dimettessero tutti i consiglieri di opposizione, i quali sarebbero sostituiti dai primi dei non eletti, il consiglio non decadrebbe. Con 29 consiglieri che hanno già firmato i sei consiglieri dell’Udc sono fondamentali, dal momento che servono 36 firme per scogliere il Consiglio. L’ultima firma, poi, potrebbe arrivare da un fuoriuscito della Lista Polverini.

Ma questo era ieri. Oggi, invece, complice la dura presa di posizione del cardinale Angelo Bagnasco, Casini ed i consiglieri laziali avrebbero riconsiderato l’idea di dare le dimissioni, in modo da permettere la caduta del Consiglio e della Giunta. A spingere verso la tabula rasa, e alla fine della presidenza Polverini, è anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: «È necessario un azzeramento totale all’interno del centrodestra. Dobbiamo rifondare una realtà che ha bisogno non solo di valori, che ci sono, e di riferimenti politici, ma anche di comportamenti che rendano credibili questi valori. Abbiamo bisogno di rifondare il centrodestra con grande attenzione e capacità. Non possiamo continuare a vivere di espedienti».

Fa notizia l’iniziativa di tre consiglieri di Pd, Idv e Sel, che hanno lanciato un «appello ai cittadini che si sentono offesi e che sono indignati, alle forze politiche e sociali, ai movimenti e ai comitati», affinché partecipino, giovedì sera alle 19,  alla «fiaccolata per il riscatto di Roma e del Lazio e per chiedere le dimissioni di Renata Polverini».

In tutto questo, Fiorito, colui che ha dato il primo colpo di pala alla fossa del Pdl laziale, si è recato in Procura a Viterbo per essere interrogato dai magistrati in merito alle fatture gonfiate pagate dal gruppo Pdl con fondi pubblici. «Sono qui per essere sentito come testimone» ha dichiarato l’ex capogruppo del Pdl.

Giovanni Gaeta